Il libro che cura

di Gianni Faccin –

Ci sono momenti …

Sì, è capitato a tantissime persone. Chi non è stato toccato alzi la mano.

Ci sono momenti nella vita di ognuno in cui ci troviamo confusi e ci sentiamo bisognosi di una segnalazione, di indicazioni, come quelle stradali che ci dirigano, verso destra o verso sinistra.

In alcuni momenti della nostra vita, ci sono libri che ci fanno da semaforo e ci invitano a fermarci. Poi ci danno il verde, il via libera per proseguire.

Ci sono libri che riescono a rivelarci a noi stessi. Libri che, talvolta dopo esperienze dolorose o di crisi personale, esperienze di perdita o di debolezza, riescono a farci ripartire dandoci la spinta verso una piena realizzazione personale.

Che ci succede in questa casi?

Succede che ci ritroviamo dentro le storie che leggiamo, diventiamo i protagonisti di quelle storie e spesso ci ritroviamo descritti e vengono descritte le nostre esperienze.

Questo processo di identificazione ci permette di accarezzare le nostre ferite e di comprenderne il significato. Ci permette di fare pace con noi stessi, di perdonarci e e di lasciare andare le storie altrui con le persone che ci hanno ferito.

Ci permette anche di alleggerire i nostri sensi di colpa, e di rimetterci in moto, perché anche noi possiamo aver ferito qualcuno.

Nei libri troviamo molto più di tutto questo.

E leggere è una strada senz’altro da coltivare.

Si tratta di dare alla lettura una funzione molto elevata che è quella di cura di noi stessi.

E’ una ricchezza inestimabile avere a disposizione dei libri da leggere e da condividere con altri lettori.

Alla base c’é la penetrazione nelle vicende umane narrate dagli scrittori di ogni tempo, depositate nei libri stessi e messe a disposizione dei futuri lettori.

Se ci pensiamo è un miracolo continuo.

E’ un patrimonio grandissimo che ci viene offerto senza condizioni.

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Pixabay: Leggere

Libriamo …

di Gianni Faccin –

Auto aiutarsi con i libri

Sì, è possibile l’auto aiuto, anche con i libri.

Usare il verbo “librare” può sembrare strano. Eppure mi piace pensarlo, dirlo e soprattutto metterlo in pratica.

E’ un verbo che mi ricorda i libri, appunto. Ma in realtà ha un significato profondo e variegato.

Il Treccani, vocabolario, assegna a “librare” il significato di mantenere in equilibrio, da libra ossia bilancia. Oppure di tenersi in equilibrio e librarsi in volo. Infine altro significato può essere quello di valutare, ponderare e giudicare. Sono derivazioni che si rifanno agli scritti di Petrarca, Tasso, Galilei e di altri , come Foscolo, Manzoni e Tommaseo.

Ma fuor da richiamo classico e senza dubbio affidato, è naturale che ai libri torniamo. E ai libri come fonte di studio, storia e vita vissuta.

E’ provato che la lettura sia d’aiuto per l’essere umano.

Nella vita possono esserci momenti in cui viviamo delle difficoltà che ci fanno sentire il bisogno di un percorso di approfondimento personale, di percorsi che ci aiutino a sciogliere nodi problematici, ma molto più spesso può capitare che pur senza accorgerci sentiamo la voglia di accrescere il nostro benessere interno e di dare spazio a qualche attività generativa per l’anima.

Con i libri e la loro lettura appassionata possiamo affrontare entrambe queste situazioni: attraverso la lettura di un libro e la condivisione, per esempio con un gruppo di altri lettori appassionati, dei significati e degli spunti personali che ne abbiamo ricavato, possiamo avviare un vero e proprio cammino di rinascita.

Librare diviene, a questo punto, spiccare il volo.

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Immagini Pixabay: libri e lettura insieme

Quel che si può

di Redazione DtA e Coordinamento progettoDtA –

Quel che si può fare va fatto!

E’ passato un anno e siamo ancora al chiuso nelle nostre case. Per chi ha la fortuna di averla, una casa.

E’ una misura estrema e necessaria per contenere la nuova curva del contagi che si dimostrano in salita.  

Speriamo che sia come ci dicono.

Ci riferiamo al fatto che le prossime settimane saranno decisive da tutti i punti di vista: sanitari ma anche economici.

Lottiamo tutti per abbassare la curva, ma combattiamo anche un’altra battaglia, quella per far ripartire la vita fatta sì di economia ma anche e soprattutto di relazioni.

Oggi continua ad esserci un eccesso di opinioni, spesso non richieste.

C’è una miriade di punti e contrappunti, pareri gratuiti, dichiarazioni, manipolazioni e molto altro. Ognuno dice la sua e pare essere la verità assoluta.

In gioco ci sono anche molti soldi e ci dimentichiamo che in tal caso non ci sono più ideologie che tengano, idee, posizioni, opposizioni e maggioranze. Tutti vogliono esserci.

Tutto è consentito se si tratta di non rimanere fuori dalla distribuzione. Di non restare ai margini della ripartizione monetaria.

Ma al compito di gestire il famoso “tesoro” che ci è stato destinato è deputato chi si trova a governare.

E noi che possiamo fare?

Noi associazioni di volontariato, di promozione sociale, ong, gruppi di auto mutuo aiuto, centri di ascolto, e così via. Ma anche noi singoli, persone interessate, volontari, facilitatori, cittadini, persone appassionate o bisognose, persone che si mettono in gioco …

Una cosa è certa.

In questi tempi possiamo fare quel che si può, ma quel che si può va fatto!

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Immagine in evidenza: Pixabay (Quarantena)

Ispirazione e fonte da comunicato Greenpeace del 14 marzo 2021 – Nota bene: questo editoriale prende spunto da una riflessione di questi giorni di Greenpeace, che facciamo nostra e rilanciamo con le dovute varianti e le necessarie integrazioni.

Logo del centro

Senza se e senza ma!

COLLAGE a cura di Giorgio Santacaterina –

‘Un invito alla riflessione, spero utile’.

7/2021

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Una buona azione è una lezione insolente per quelli che non hanno la forza di farla.”

(Chateaubriand)

Riporto in queste poche righe un fatto realmente accadutomi.

Qualche anno fa nel corso di una riunione organizzativa di una Associazione che si dedica all’aiuto delle persone e delle famiglie in difficoltà è stato chiesto ai partecipanti che cosa proponevano di fare nel concreto, già l’indomani mattina. Era inverno. Ricordando Voltaire che disse: “ogni uomo è colpevole di tutto il bene che non ha fatto”, io ho proposto di acquistare un autocarro di legna da ardere e scaricarlo nel centro della piazza del Quartiere, cosicché chiunque ne avesse avuto bisogno avrebbe potuto prendere la legna di cui avesse avuto necessità. Bella idea mi dicono in tanti. Grazie rispondo soddisfatto. Però, c’è un però! Uno dei presenti chiede la parola ed afferma: “ma così anche una persona abbiente potrebbe prendere una carriola di legna, già pronta per l’uso, e cucinarsi un bello spiedo di uccelli con la polenta ‘onta’“. Io ho subito risposto che la legna sarebbe stata in piazza sotto gli occhi di chiunque ma soprattutto a disposizione di tutti. Sarebbe stata una ottima occasione per misurare l’egoismo, l’arroganza e la mancanza di principi etici e morali di qualche nostro concittadino. Non se ne fece nulla…

Purtroppo ancora una volta avevano vinto i se ed i ma. Per paura di agevolare involontariamente qualche furbetto si è rinunciato di aiutare coloro i quali avrebbero avuto una reale necessità.

“Fate tutto il bene che potete

con tutti i mezzi che potete,

in tutti i modi che potete,

in tutti i luoghi che potete,

tutte le volte che potete,

a tutti quelli che potete,

sempre, finché potrete.”

(John Wesley)

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Foto Pixabay

Contagiosi …

… e portano rogne!

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MIXAGE a cura di Gianni Faccin –

‘Spunti di provocazione alla riflessione’.

6/2021

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Questo pezzo non è una bufala! E la storia viene davvero, o almeno comincia dall’Ottocento scorso. Il titolo potrebbe essere “alla ricerca del paradiso del benessere“.

Sono contagiosi e portano rogne. Portano il colera. Vivono in quartieri affollati e in cui aleggiano odori nauseabondi.

Passano le serate ascoltando le piacevoli note dei loro strumenti, in cortili sudici e con l’aria che odora di marcio. Le loro case sono piccole e malridotte. Hanno non più di due o tre stanze, ma in ognuna vivono decine di persone. Hanno l’aspetto affamato.

Arrivano a ondate, irritando la gente e attirando grande attenzione. Sono troppi, le autorità dovrebbero fare qualcosa. Scappano dal malgoverno, guerre sanguinose, povertà. Hanno strane superstizioni.

Sfruttano i loro bambini, li mandano per strada a mendicare e li costringono a consegnare ogni sera i soldi, altrimenti li picchiano e non gli danno da mangiare.

Quando si dedicano al lavoro agricolo sono molto bravi. Sono asciutti e muscolosi, capaci di sostenere un prolungato sforzo fisico. Hanno una certa destrezza e un senso artistico sviluppato. Le loro donne sono apprezzate per le loro virtù domestiche. I reati di cui sono accusati sono solitamente crimini violenti.

La loro presenza compromette i nostri standard di vita e mina la qualità della nostra nazione. Grazie al loro senso della famiglia sono molto generosi con i parenti rimasti a casa.

Più che ospiti si sentono abitanti di un ghetto. Condividono ben poco con un paese che deve sembrare loro il paradiso del benessere. Si riuniscono soprattutto nelle stazioni. Sono numerose le organizzazioni che si occupano di loro, la Caritas gli fa da mamma. Hanno una passione per i coltelli. Il loro reati tipici sono il traffico di stupefacenti, lo sfruttamento della prostituzione, la contraffazione. Non hanno possibilità di crescita professionale. I loro figli vanno male a scuola.

Sono gli italiani emigrati all’estero descritti dalla stampa di tutto il mondo tra l’ottocento e i giorni nostri.

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Sarebbe molto importante rendersi conto delle nostre radici.

Oggi più che mai. Negli articoli autentici del libro In cerca di fortuna, pubblicato da Internazionale – Storia, di cui abbiamo riportato alcuni stralci, sono raccolte esperienze che ci rappresentano nel nostro passato, ovvero nel vissuto documentato delle nostre madri e dei nostri padri.

Andandosene nel vento

COLLAGE a cura di Giorgio Santacaterina –

‘Un invito alla riflessione, spero utile’.

6/2021

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BLOWIN’ IN THE WIND

Quante strade deve percorrere un uomo prima che lo si possa considerare tale? E quanti mari deve sorvolare una bianca colomba prima che possa riposare nella sabbia? E quante volte i proiettili dovranno fischiare prima di venir banditi per sempre? La risposta, amico mio, soffia nel vento, la risposta soffia nel vento.

Quanti anni può resistere una montagna prima di venire spazzata dal mare? E quanti anni devono vivere alcune persone prima che venga accordata loro la Libertà? E quante volte un uomo può girarsi dall’altra parte e fingere di non vedere? La risposta, amico mio, soffia nel vento, la risposta soffia nel vento.

Quante volte un uomo dovrà guardare verso l’alto prima che riesca a vedere il cielo? E quante orecchie deve avere un uomo prima di poter sentire la disperazione della gente? E quante morti ci vorranno perché egli sappia che troppe persone sono morte? La risposta, amico mio, soffia nel vento, la risposta soffia nel vento.

(Bob Dylan)


L’indifferenza

COLLAGE a cura di Giorgio Santacaterina –

‘Un invito alla riflessione, spero utile’.

5/2021

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“L’opposto dell’amore non è l’odio, è l’indifferenza.

L’opposto dell’educazione non è l’ignoranza, ma l’indifferenza.

L’opposto dell’arte non è la bruttezza, ma l’indifferenza.

L’opposto della giustizia non è l’ingiustizia, ma l’indifferenza.

L’opposto della pace non è la guerra, ma l’indifferenza alla guerra.

L’opposto della vita non è la morte, ma l’indifferenza alla vita o alla morte.

Fare memoria combatte l’indifferenza”.

(Elie Wiesel: Discorso alla Casa Bianca, 12 Aprile 1999)

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“Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime”.

(Antonio Gramsci)

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“Il mondo non è minacciato dalle persone che fanno il male, ma da quelle che lo tollerano”.

(Albert Einstein)

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“La nostra vita comincia a finire il giorno che diventiamo silenziosi sulle cose che contano”.

(Martin Luther King)

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“Il peggiore degli atteggiamenti è l’indifferenza, dire “io non posso niente, me ne infischio”. Comportandovi così, perdete una delle componenti essenziali che ci fa essere uomini. Una delle componenti indispensabili: la facoltà di indignazione e l’impegno che ne è la diretta conseguenza”.

(Stéphane Hessel)

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“L’indifferenza regna così nel nostro quotidiano. A un certo punto ci abituiamo a vedere e rivedere ciò che inizialmente ci ha turbato, non reagiamo più, perché non siamo più scandalizzati del male che incontriamo. L’abitudine provoca l’insensibilità e l’insensibilità l’indifferenza”.

(Enzo Bianchi)

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“Chi è indifferente vede tutto uguale, come di notte, e non s’interessa di chi gli sta vicino. Quando orbitiamo solo attorno a noi stessi e ai nostri bisogni, indifferenti a quelli degli altri, la notte scende nel cuore. Il cuore diventa oscuro.

Come ridestarci da questo sonno dell’indifferenza? Con la vigilanza della carità. La carità è il cuore pulsante del cristiano: come non si può vivere senza battito, così non si può essere cristiani senza carità”.

(Papa Francesco)


Amore

di Annamaria Sudiero –

Mi ricollego al precedente pezzo del 14 febbraio.

Ha detto bene Francesca, alla base di tutto c’è una sola parola: Amore, che, contestualizzata nelle nostre attività, può essere intesa come attenzione, cura, presenza, vicinanza.

Credo sia questo Amore gratuito che ci può indicare la giusta direzione, che ci può far prendere e percorrere, come abbiamo spesso riconosciuto nei nostri incontri, il giusto sentiero.

Sono certa che seguire il sentiero dell’Ascolto non possa che fare del bene a chi viene ascoltato e a chi ascolta.

Ma imparare ad ascoltare, lo sappiamo, non è così facile. Non è come quando impari ad andare in bicicletta, anche se non ci sali più per anni ti ritorna facile farlo.

Voglio dire, per l’Ascolto non basta solo la teoria!

Anche un professionista dell’Ascolto può avere difficoltà nel “tenere a bada” i molteplici sentimenti che in ogni colloquio scaturiscono.

E allora un sentiero che dovremmo intraprendere, o meglio riprendere, è quello della pratica dell’Ascolto.

Con le persone che lo chiedono, ma anche nel nostro gruppo e con chi ci è vicino.

Questa è una mia personalissima opinione data forse da quello che io stessa sento. C’é sempre un po’ di titubanza. Siamo sempre pronti, e ci mettiamo in gioco quando ci sono incontri di condivisione, ma poi non alziamo la mano nell’offrirci per Ascoltare, anche se in verità le occasioni non sono molte. È un po’ come, chiedo scusa per il paragone, aver passato l’esame orale per la patente ma non riuscire a fare quello pratico per timore …

Mi rendo conto che non è facile ma sarebbe formativo ed esperienza di crescita scendere in campo, magari accompagnate nei primi passi, nei primi incontri.

Un altro sentiero che dovremmo intraprendere a mio parere è quello dell’Educazione.

E qui s’impone una sfida importante perché si tratterebbe di rivolgersi non ai singoli ma alla comunità, alla cittadinanza.

Si tratta di proporre incontri con testimonial ed esperti che facilitino nelle persone uno stile di vita che porti al ben-essere.

E sarebbe un ottimo modo anche per far comprendere quant’è importante l’Ascolto di sé e degli altri.

Sicuramente il periodo che stiamo vivendo non ci agevola. Ed è un’enorme contraddizione. Nel momento in cui forse ce n’è più bisogno non si può fare!

Io penso invece che qualcosa si possa fare.

Questo ci aiuterà ad anticipare l’arrivo di tempi migliori, andando oltre il semplice augurio.

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Foto Pixabay: Accompagnamento e in evidenza: sentiero roccioso

La Gioia

di Francesca Lucia Scolaro –

I sentimenti positivi ci portano ad apprezzare il creato, le cose buone e belle che viviamo e ci donano gioia e in qualche modo ci aprono agli altri. Secondo me la gioia è il cancelletto dell’amore, è la sua base. L’altro sente la nostra gioia nell’incontro con lui e nasce spontaneamente l’empatia. La gioia è la base dell’innamoramento qualsiasi esso sia.

Di qualsiasi amore si parli alla base c’è la gioia che proviamo, la gioia che ci dà. Nell’ascolto dell’altro noi tutti abbiamo a volte provato gioia, e l’altro sente la nostra gioia nell’incontro con lui e spontaneamente nasce l’empatia. Io credo che sentirci amati è la scuola migliore per imparare l’Amore. Guardiamo negli occhi chi ci sta davanti e l’altro capirà il nostro animo sincero e il nostro sarà un abbraccio senza contatto. È fondamentale per tutti noi sentirci amati.

Le parole di padre Ermes Ronchi danno alla gioia   un sapore diverso: “Ciò che fa ricominciare a sorridere è sempre un presagio di gioia, uno straccetto di profetica speranza. Di tracce nascoste di Dio è pieno il mondo. Il senso della vita è positivo. Noi siamo ciò di cui ci prendiamo cura“.

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Foto by Pixabay: Gioia condivisa in Amicizia e Natura – Gioia pura di banbina