COndiVIDendo nell’Ascolto …

Gruppo Volontari di “progetto DtA” (*)

Agli inizi di giugno, finito il periodo di “confinamento”, il nostro gruppo si è incontrato nel pieno rispetto delle direttive anti Covid-19.

Finalmente!

Desideravamo moltissimo farlo secondo le nostre consuetudini. Noi che pratichiamo l’ascolto sappiamo che esserci in presenza è tutta un’altra cosa. Nessuna tecnologia potrà mai sostituire l’impatto fisico ed emotivo che si crea quando si è in presenza.

Nell’incontro abbiamo condiviso la nostra personale esperienza durante il “confinamento”.

Difficoltà, pesi e limiti. Ma anche importanti consapevolezze e opportunità.

Infine, abbiamo puntualizzato quattordici “regole” definite “importanze”.

Le lanciamo su questo blog in modo che tutti coloro che lo desiderano possano rifletterci e confrontarsi con la propria esperienza.

Da questo periodo di restrizioni abbiamo capito l’importanza:

  1. dell’esperienza personale per comprendere gli altri;
  2. del tempo per se stessi;
  3. di capire perché sentiamo certi fastidi;
  4. di riscoprire lo stupore, per esempio della bellezza;
  5. del silenzio;
  6. dell’Altro come specchio di noi stessi;
  7. della narrazione di sé, facendolo si possono fare ordine e chiarezza nel proprio orizzonte di vita;
  8. di non stancarsi di cercare la serenità dentro noi stessi;
  9. si essere centrati e stare bene con se stessi per non giudicare gli altri e quindi poterli aiutarli veramente;
  10. di dare spazio a se stessi e lavorare dentro se stessi, rallentando, valorizzando la calma e il silenzio;
  11. di riconoscere quanto possiamo essere fortunati rispetto a chi si trova invece nel disagio, senza restare indifferenti;
  12. di ridare il senso alle cose, scegliendo quello che si vuol essere o fare e non facendosi condizionare da sensi di dovere o di colpa;
  13. di ritrovare il gusto delle cose che contano – per esempio la famiglia, gli amici –  e anche delle piccole e semplici cose;
  14. di non soccombere di fronte alle inevitabili crisi o situazioni di emergenza che possono essere presenti o interessarci direttamente.

(*) Gruppo Volontari “progetto DtA”/ Partecipanti all’intervisione del 10/6/2020: Angela – Annamaria – Anna Maria – Beatrice B. – Clitta – Daniela – Federica -Francesca – Francesca Lucia -Gianni – Ivonne – Maria – Rosanna – Rosy -Serena


Foto Paolo Cacciavillan – Albeggiando sopra Schio (entrambe le foto)

Incontrare o andare incontro all’Altro

di Annamaria Sudiero


È molto facile incontrare l’Altro, basta camminare per la strada e quanti Altri si incontrano, è una casualità!  Ma è andare incontro agli Altri che è difficile, lo si fa per scelta. Bisogna fare spazio davanti a noi, liberarci dagli ostacoli che ci intralciano. 

E gli ostacoli possono essere tanti: rabbia, pregiudizio, paura, egoismo, arroganza, privilegi e chissà quanti differenti impedimenti abbiamo davanti che ci impediscono anche solo di vedere gli Altri, il Prossimo.

Provate ad immaginare che tutti questi sentimenti siano veri oggetti, intralci che si pongono davanti a noi nel nostro incedere verso l’Altro! Quanto tempo, quanta fatica per spostarli. E quanti danni potremmo provocare a noi e agli Altri nel farlo!

Immaginiamo invece che davanti a noi ci sia un morbido tappeto tessuto di rispetto, reciprocità, fraternità, uguaglianza, solidarietà, onestà e quanto altro di giusto ogni essere umano dovrebbe provare per vivere in serenità col suo prossimo.  

Sarebbe più facile per chiunque camminarci sopra e anche nel momento di difficoltà, se si cade, il colpo sarebbe attutito e troveremmo una mano vicino che ci aiuta ad alzarci.

Sono forse una visionaria, ma è questo il mondo che vorrei. Poi se accendo la tv, vedo ogni giorno montagne di ostacoli che restano lì a impedire che si possa srotolare un morbido tappeto. E allora smetto di guardarla e il tappeto lo stendo almeno davanti a me.

Questo sì, posso farlo, ognuno di noi può farlo. 


Il morbido tappeto

Il viaggio ti cambia

Sono spesso proprio gli spot pubblicitari, guarda caso provenienti dagli operatori di comunicazione o di viaggio, che ci insegnano, che ci emozionano, indicandoci la via d’uscita alle nostre attese. E’ il caso recentissimo dello spot SAS.

Basta ritrovarci nel viaggio, nel nostro viaggio, per poter anche noi entrare nel flusso.

E alla fine di ogni viaggio c’è un incontro …

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Da Redazione DimmiTiAscolto

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Scuola di emozioni

Alleati dell’errore o alleati della persona?

Il mese di settembre è partito all’insegna delle emozioni come elemento vitale della persona. Nel nostro blog, in queste ultime settimane, abbiamo utilizzato alcuni filmati che sono stati importanti esempi di come pesino le emozioni nella nostra vita quotidiana e come pesino nella storia di ognuno, fin da bambini.

Per esempio nei rapporti genitoriali, nella comunicazione, negli incontri e nelle relazioni.

Ci manca un sistema educativo che provveda a fornire fin dalla tenera età abilità in campo emozionale.

Ma non si vive senza emozioni. Nel contempo le emozioni vanno conosciute, capite, gestite. Quel che serve da sempre è una “scuola delle emozioni”.

Se certe cose valgono per i bambini, a maggior ragione valgono per coloro che bambini non sono più.

Ben ce lo spiega la neuroscienziata prof.sa Daniela Lucangeli, dell’Università di Padova. Tra le altre cose nel breve colloquio-intervista (Il Mattino di Padova – aprile 2018) la scienziata, ma anche il giornalista non è da meno, ci dà una fenomenale dimostrazione di esercizio d’empatia.

Buon ascolto!

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Gianni Faccin

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La comunicazione autentica sta nell’Incontro

Sono spesso proprio gli spot pubblicitari, guarda caso provenienti dagli operatori di comunicazione, che ci insegnano.

Non solo, ci provocano e ci muovono dentro quanto di più importante possiamo avere come la nostra sensibilità.

Questo avviene grazie alle emozioni.

E’ tramite le emozioni che ci accorgiamo quanto sia importante, desiderabile e bello dare spazio a momenti di vita così veri, profondi e, nel contempo, semplici, come l’incontrare gli altri.

Il filmato che proponiamo che si intitola “Papà”, è stato curato da Giuseppe Capotondi per Wind ed è del 2014. L’operatore telefonico ha accompagnato l’uscita del video con il seguente commento:

La tecnologia ci ha avvicinato. Comunicare è sempre più semplice e sempre più veloce. Ma ci sono occasioni in cui gli uomini e le donne hanno e avranno sempre bisogno di incontrarsi e comunicare così, uno di fronte all’altro“.

Bene, con quasi un milione di visualizzazioni possiamo dire che questo messaggio, per quanto attivo sul fronte della pubblicità commerciale, dovrebbe essere fruibile ad un maggior numero di persone, perché tocca i delicati ed importantissimi livelli relazionali tra padre e figlio, abbracciando passato e futuro. Infatti “senza radici non si vola”.

Ogni papà è stato figlio e ogni figlio può essere padre.

Gianni Faccin

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Gli alberi come Persone

Gli alberi sono spesso descritti come persone in carne e ossa, come amici fedeli che meritano il più grande rispetto, come compagni di vita che in ogni stagione offrono, per lo stupore di chi li contempli, l’immagine di una natura meravigliosa e in continuo mutamento.

E’ il caso dei brani raccolti nei diari di Henry David Thoreau. Qui l’ascolto degli alberi, nelle loro varie specie e nel rincorrersi delle stagioni, induce ad entrare in se stessi e ad interrogarsi sulla bellezza, ben incarnata dalla natura, e sul nostro rapporto con l’Universo.

Ecco una testimonianza tratta da Diario, 31 ottobre, 1858.

L’altro giorno, dopo aver camminato un paio d’ore per i boschi, sono arrivato alla base di un alto pioppo tremulo, che non ricordo di aver visto prima, erto in mezzo ai boschi del paese vicino, ancora fitto di foglie mutate in un giallo verdastro. È forse il più grande della sua specie che io conosca. È stato per puro caso che mi ci sono imbattuto, e se fossi stato mandato a trovarlo mi sarebbe sembrato, come si dice, di cercare un ago in un pagliaio. Mi è rimasto nascosto tutta l’estate, e probabilmente per tanti anni, ma ora, salendo in una direzione diversa sulla stessa collina da cui ho visto le querce scarlatte, e guardandomi in giro appena prima del tramonto, quando tutti gli altri alberi visibili per miglia sono rossastri o verdi, distinguo il mio nuovo amico dal suo colore giallo. Ha raggiunto la fama, finalmente, e la ricompensa per aver vissuto in tale solitudine e oscurità. È l’albero che si distingue di più in tutto il panorama, e agli occhi di tutti sarebbe il centro dell’attenzione. Così ricopre il suo ruolo nel coro.

È come se anche lui mi avesse riconosciuto, e con piacere, venendomi incontro a metà strada, e ora l’amicizia nata in modo così propizio sarà, io credo, perenne.

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foto PhoJeanto2018

Fonti:

  1. Ascoltare gli alberi, Henry D. Thoreau, EBook

 

Le Persone come alberi, fiori e frutti …

Le Persone possono essere viste come alberi, fiori e frutti.

Un noto filosofo ha scritto:  “Gli esseri umani sono paragonabili a fiori o a frutti… Entrando in relazione con loro, guardandoli, parlando con loro, ascoltandoli, sui piani sottili li si può respirare e anche assaporare: sono come un nutrimento.

Ora, il più delle volte, cosa fanno le persone incontrandosi? Si fermano agli abiti, ai gioielli, al viso, alle mani, alle gambe… Non cercano di nutrirsi di tutta la vita che è lì, nascosta negli esseri, la vita che emana dal loro cuore, dalla loro anima e dal loro spirito, ed è un vero peccato! 

Perciò, d’ora in poi siate più attenti, imparate ad apprezzare gli esseri umani, che sono portatori di quella vita. Fermatevi davanti a loro, pensando: Grazie!“.

(Omraam Mikhaël Aïvanhov)

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Occhi negli occhi

Festeggiamo questo Ferragosto del nostro blog con un testo scritto da un noto cantautore e che ben si attaglia al nostro pezzo uscito ieri: “Incontrare“.

Roberta Radich ha ben evidenziato come incontrare l’altro si abbeveri necessariamente di empatia, quel modo di essere che prevede appunto “occhi negli occhi“.

Ecco parte del brano di Riccardo Cocciante.

Cercare gli occhi con gli occhi e dentro gli occhi cercare … Con l’occhio nudo di chi non ha prudenza di sé e dice tutto com’è, la sofferenza e la gioia e la distanza si fa immensa intimità. Li vedi gli occhi con gli occhi negli occhi ma…

Ma poi non bastano gli occhi e non ti basta il pensiero e vuoi la voce all’orecchio e vuoi toccare con mano e vuoi vedere che vedi ad occhi chiusi tu …

Li vedi gli occhi con gli occhi negli occhi ma…

Cercare gli occhi con gli occhi e dentro gli occhi cercare …

che con lo sguardo lo fai tra gli occhi e gli occhi suoi

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Incontrare

In-con-tra-re, dal latino tardo incontrare, derivato dell’avverbio incontra.

(A cura di Gianni Faccin)

E’ interessante ritornare su questo verbo all’apparenza non importante, anzi banale e che invece muove tutta una serie di valori. Si dice in “unaparolaalgiorno.it“, che osservare parole come questa permette di recuperare quello spirito di quando da bambino smonti un cuscinetto a sfera per capire come funziona. Sappiamo che cosa vuol dire questo verbo con una certa precisione, dopotutto lo usiamo ogni giorno. Ma trovarci la meraviglia non è difficile.

Incontrare. Siamo davanti a due enti, due forze, di cui almeno una si muove verso l’altra (etimologicamente, ‘contro’), e che comunque l’una verso l’altra sono rivolte. Il bello è che non cozzano. Convergono in un luogo comune, si soffermano. Perciò quello che potrebbe parere un moto schiettamente aggressivo non lo diventa per forza, anzi. Perfino i pugili che si incontrano sul ring (e che in effetti se le danno sode) lo fanno in un contesto di sportività, quasi di cavalleria. Figuriamoci se poi ci allontaniamo da situazioni del genere: l’incontrare e l’incontrarsi esprimono nella maniera più trasparente il loro senso di confronto, di contatto, per quanto spesso accidentale, non programmato – abbracciando sfumature che vanno da quell’affrontare fino all’imbattersi. Pensiamo a quando incontriamo lo sguardo della persona che ci fa venire la testa leggera; pensiamo a quando ci incontriamo in spiaggia più o meno sempre alla stessa ora; pensiamo al piatto che incontra davvero il nostro gusto.

Fin qui l’incontro viene generalizzato. Ma incontrare le Persone non è circostanza del tutto speciale?

Ci sono di mezzo sia razionalità che emotività.

Dice O. M. Aivanhov images (1): “Quando due persone si incontrano, il primo giudizio che esprimono l’una riguardo all’altra è generalmente dettato da un moto istintivo di attrazione o di repulsione… Si può anche dire di simpatia o di antipatia, ma comunque non è il ragionamento ad arrivare per primo. E dato che si trovano simpatiche, subito, senza riflettere a fondo, intrecciano dei legami. Il ragionamento viene dopo, quando constatano di essersi sbagliate; a quel punto, però, è un po’ tardi, e quante difficoltà incontrano per superare le loro delusioni!
La stessa cosa avviene per l’antipatia. Fin dal primo istante una persona non vi piace, e la evitate. Poi un giorno, per caso, scoprite che essa possedeva grandi qualità; voi, però, non avete saputo riconoscerle in tempo, e avete perso una relazione che avrebbe potuto darvi molto. Allora, è meglio non fidarsi troppo dei propri sentimenti di simpatia o antipatia. Fin dall’inizio, l’osservazione e il ragionamento devono intervenire per dire la loro.

E l’Empatia? E’ fondamentale?

Dice R. Radich,  robertaradich traendo spunto dalle svariate esperienze formative condotte e vissute: “La forza dell’incontro e dell’empatia. La chiave per contrastare la sistematica costruzione dell’odio risiede nel creare le condizioni migliori per far incontrare, non le idee costruite per separare, ma le persone. Occhi negli occhi, mani nelle mani, storie che si intrecciano. Visto molte e molte volte“.

Ne possiamo trarre che l’incontrare vero e autentico è fatto di concreta convergenza tra due persone che cerchino di emarginare pregiudizio e giudizio – offrendo spazio equilibrato ad antipatia o simpatia, lasciando che osservazione e ragionamento dicano la loro, ma senza concludere. L’accoglienza empatica diventa invece indispensabile in modo che – vi sia un rispettoso intreccio di esistenze ed esperienze, e vi sia così trasformazione nelle persone.

Occhi negli occhi, appunto.

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Fonti: citate nel testo


 

 

 

 

Lutto = …

Senza andare a cercare testi importanti troviamo facilmente una buona definizione nel web (Wikipedia).

Il lutto è il sentimento di intenso dolore che si prova per la perdita, in genere, di una persona cara. Il costrutto teorico di lutto presenta rilievi di notevole rilevanza sia in ambito psicologico sia antropologico.

Abbiamo poi il cosiddetto “lutto complicato“, ossia il lutto la cui elaborazione viene interrotta, profondamente rallentata o cristallizzata, per l’impossibilità sostanziale di accettare il significato emotivo della perdita relazionale; in tal caso, quello che è il disagio o il dolore emotivo (anche acuto) che accompagna normalmente ogni lutto, può ampliarsi fino ad assumere forme gravi. Si tratta comunque di un’evenienza piuttosto rara: non si deve infatti scambiare lo stato di pur acuta sofferenza emotiva, anche di diverse settimane o mesi di durata, che accompagna fisiologicamente ogni lutto grave, con un lutto complicato di valenza più problematica.

Abbiamo poi l “lutto traumatico“, ossia il lutto che si instaura a partire da un evento critico, come un decesso imprevisto e improvviso (come ad esempio un incidente stradale o un suicidio); anche se presenta profili di maggiore complessità, non necessariamente un lutto traumatico sfocia in un lutto complicato; spesso è comunque alla base di un trauma psicologico.

In situazioni di lutto complicato o lutto traumatico, può in certi casi essere utile un sostegno specifico.

La condivisione del proprio lutto, il parlarne e l’ottenimento di ascolto e comprensione sono fondamentali.

Ecco come il cinema ci aiuta a meglio inquadrare quel che succede.

Dal film “Come un uragano” di George C. Wolfe 2008: scena in cui la figlia sofferente per la separazione dei genitori e molto arrabbiata con la madre riesce a crescere avvicinandosi alla madre, comprendendola e recuperando il rapporto con lei. Inoltre con tale avvicinamento fatto di tenerezza e comprensione empatica, la figlia aiuta la madre ad iniziare l’elaborazione del lutto.          Redazione DimmiTiAscolto.