Un aiuto per tutti coloro che credono nel valore della persona

di Gianni Faccin –

Nel pezzo uscito il 3 dicembre Clitta Frigo scrive: … il lavoro del nostro gruppo ha fatto emergere che gli obiettivi delle attività prioritarie sono soprattutto: 1. l’ascolto e 2.la relazione d’aiuto-counselling. 

Sull’Ascolto lavoriamo da molti anni (sono otto anni proprio in questi giorni, l’8 dicembre 2012 abbiamo inaugurato il primo centro di ascolto a Poleo (Schio) con il Punto d’Incontro San Giorgio), e continueremo a lavorarci come proposta di uno stile di vita, basilare per ogni essere umano.

La Relazione d’Aiuto con il counselling è una strada e non è l’unica. E’ di certo un passo particolare ed avanzato nell’aiutare. E’ una risorsa ed è anche una opportunità che esiste ed è a disposizione della comunità.

Ma di che si tratta?

Mi piace riprendere un bel testo tratto da una fonte amica (gruppo pubblico in Facebook Counselling nella relazione d’aiuto), presente liberamente nel web.

E’ un testo che ho da tempo fatto mio.

Il counselling è una forma di consulenza, che si propone di accompagnare la persona durante temporanei momenti di difficoltà o durante le fasi di passaggio esistenziali. Permette una maggiore consapevolezza della propria situazione e aiuta ad attivare le risorse personali per migliorare la qualità della vita.

Il termine counselling (o counseling) è importato dalla cultura anglo-americana e attualmente non è stato individuato in maniera univoca un termine corrispondente in italiano. Il termine deriva dal latino ‘consul’, da cui derivano consultare, consigliare, ma anche consolare e confortare.

Nell’area di confine tra l’educazione al benessere e il prendersi cura (caring) tipico delle relazioni d’aiuto, il counselling consiste nella conduzione di colloqui che coinvolgono temi personali privati ed emotivamente significativi per il cliente, in cui questo viene ‘aiutato ad aiutarsi’, a gestire, cioè, la sua situazione utilizzando le proprie risorse personali senza dipendere da interpretazioni, consigli o direttive forniti da un altro, per quanto esperto possa essere.

L’originaria intuizione su cui si basa il counselling è quella di Carl Rogers, secondo cui se una persona si trova in un momento di difficoltà, il miglior modo di venirle in aiuto non è quello di dirle cosa fare, quanto piuttosto di aiutarla a comprendere la sua situazione e a gestire il problema, assumendo da sola e pienamente la responsabilità delle scelte eventuali.

Il counselling non si propone di addestrare, non effettua diagnosi e non cura sintomi. Non è psicoterapia, né sostegno psicologico in senso stretto.

Il counselling è un’arte maieutica, un processo di apprendimento interattivo, una modalità di prendersi cura della persona nella sua interezza, attivando un incontro umano di qualità.
E’ infatti soprattutto la qualità della relazione, l’ascolto empatico, il rispetto e una comunicazione genuina e non giudicante, a creare il presupposto in grado di stimolare la consapevolezza e le risorse già presenti nel cliente.
Le competenze di counselling sono applicabili in modo trasversale a molte professioni e a molti contesti. Possono trarne giovamento educatori, formatori, assistenti sociali, psicologi, medici, allenatori sportivi, avvocati, religiosi, volontari impegnati in vari ambiti del sociale, ecc.

Più in generale le competenze di counselling possono essere di aiuto a tutti coloro che credono nel valore della persona e desiderino migliorare le proprie modalità comunicative e relazionali.

In conclusione faccio una breve sottolineatura sulla parola ‘cliente’. Perché questa parola, e non utente, paziente, bisognoso, ecc.?

La parola ‘cliente‘ ben evidenzia, a mio parere, la pariteticità nel colloquio di counselling. Tale situazione esprime la tipicità del counselling, la sua essenza, che la distingue da ogni altra modalità di incontro. Situazione anche funzionale all buona riuscita dei colloqui.

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(Foto in evidenza: from Talkspace)

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Foto Cristina Rovetta

Servizio alla Persona

di Clitta Frigo –


Nei mesi di ottobre e di novembre i coordinatori di “progetto” si sono dedicati ad una importante autoriflessione su quali possano essere, oggi e per il futuro prossimo, le linee prioritarie di intervento. E’ stato un vero lavoro di analisi, confronto e fantasia, con uno sguardo alle motivazioni iniziali del “progetto DIMMItiASCOLTO”, partendo dalle sfide dell’associazione madre, Gsm San Giorgio Odv, e dall’esperienza di otto anni del centro di ascolto denominato Punto d’Incontro San Giorgio.

Il lavoro del nostro gruppo ha fatto emergere che gli obiettivi delle attività prioritarie sono soprattutto: 1. l’ascolto e 2.la relazione d’aiuto-counselling. 

Di sicuro con l’ascolto si accoglie la persona, senza alcuna distinzione, insieme con le sue situazioni. L’ascolto attento per la persona che si presenta al centro DtA è certamente un primo valido aiuto – un contatto dignitoso.

L’atteggiamento di rispetto da parte del “volontario” che non critica e non giudica è ulteriore prova per chi si presenta che lei/lui persona viene accettata così com’è , che lui/lei e’ importante in quanto essere umano.

Anche l’assicurazione da parte del “volontario” della riservatezza degli argomenti e delle informazioni fornite da chi si ascolta è considerevole. All’accoglienza cordiale e all’approccio di ascolto partecipato e attivo ci vuole lo sforzo di distaccamento da parte del “volontario”. Esercitare un coinvolgimento non emotivo. Che non è facile. 

Succede che a volte un percorso di ascolto necessita di un ulteriore accompagnamento da parte di una figura più esperta (vedi counsellor).

Ai componenti del gruppo del centro DtA non mancano di certo la solidarietà, la partecipazione, la condivisione, la vicinanza, l‘empatia. Qualche volta anche la frustrazione per le situazioni incontrate.

 In periodo pre-Covid il sistema degli incontri in presenza funzionava bene.  Adesso con la comparsa del Covid, purtroppo, gli incontri in presenza sono diminuiti e gli appuntamenti via web a mio avviso personale non sono il massimo, anche se almeno rispondono parzialmente al bisogno di incontro delle persone, alla necessita’ di vicinanza.

 Il DtA fa servizio alla persona e sono fermamente convinta che si promuove un beneficio anche se questo non viene subito percepito come tale da parte sia di chi si presenta e sia di chi  “serve volontariamente”.

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Foto Pixabay – La telefonata