Matto

foto Pixabay: Follia

Matto – dietro ogni scemo c’é un villaggio


COLLAGE a cura di Giorgio Santacaterina –

‘Un invito alla riflessione, spero utile’

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3/2021

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Tu prova ad avere un mondo nel cuore

e non riesci ad esprimerlo con le parole,

e la luce del giorno si divide la piazza

tra un villaggio che ride e te, lo scemo, che passa,

e neppure la notte ti lascia da solo:

gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro

E sì, anche tu andresti a cercare

le parole sicure per farti ascoltare:

per stupire mezz’ora basta un libro di storia,

io cercai di imparare la Treccani a memoria,

e dopo maiale, Majakowsky, malfatto,

continuarono gli altri fino a leggermi matto”.

[Fabrizio De Andrè: ‘un matto. Dietro ogni scemo c’è un villaggio’]

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“I matti sono punti di domanda senza frase

Migliaia di astronavi che non tornano alla base

Sono dei pupazzi stesi ad asciugare al sole

I matti sono apostoli di un Dio che non li vuole

Mi fabbrico la neve col polistirolo

La mia patologia è che son rimasto solo

Ora prendete un telescopio… misurate le distanze

E guardate tra me e voi… chi è più pericoloso?”

[Simone Cristicchi: ‘ti regalerò una rosa’]

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“I matti vanno contenti a guinzaglio della pazzia,

A caccia di grilli e serpenti, tra il campo e la ferrovia.

I matti non hanno più niente, intorno a loro più nessuna città,

Anche se strillano chi li sente, anche se strillano che fa.

I matti vanno contenti, sull’orlo della normalità,

Come stelle cadenti, nel mare della Tranquillità.

Trasportando grosse buste di plastica del peso totale del cuore,

Piene di spazzatura e di silenzio, piene di freddo e rumore.

I matti non hanno il cuore o se ce l’hanno è sprecato”.

[Francesco De Gregori: ‘i matti’]


Quelli che ben pensano

Foto by GiSa


COLLAGE
 a cura di Giorgio Santacaterina –

‘Un invito alla riflessione, spero utile’

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2/2021

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Sono intorno a noi, in mezzo a noi

In molti casi siamo noi a far promesse

Senza mantenerle mai se non per calcolo

Il fine è solo l’utile, il mezzo ogni possibile

La posta in gioco è massima, l’imperativo è vincere

E non far partecipare nessun altro

Nella logica del gioco la sola regola è esser scaltro

Niente scrupoli o rispetto verso i propri simili

Perché gli ultimi saranno gli ultimi se i primi sono irraggiungibili

Sono tanti, arroganti coi più deboli, zerbini coi potenti

Sono replicanti, sono tutti identici, guardali

Stanno dietro a maschere e non li puoi distinguere

Come lucertole s’arrampicano, e se poi perdon la coda la ricomprano

Fanno quel che vogliono si sappia in giro fanno

Spendono, spandono e sono quel che hanno

Sono intorno a me, ma non parlano con me

Sono come me, ma si sentono meglio

Sono intorno a me, ma non parlano con me

Sono come me, ma si sentono meglio

E come le supposte abitano in blisters full-optional

Con cani oltre i 120 decibels e nani manco fosse Disneyland

Vivon col timore di poter sembrare poveri

Quel che hanno ostentano, tutto il resto invidiano

Poi lo comprano, in costante escalation col vicino costruiscono

Parton dal pratino e vanno fino in cielo

Han più parabole sul tetto che S.Marco nel Vangelo

Sono quelli che di sabato lavano automobili

Che alla sera sfrecciano tra l’asfalto e i pargoli

Medi come i ceti cui appartengono

Terra-terra come i missili cui assomigliano

Tiratissimi, s’infarinano

S’alcolizzano e poi s’impastano su un albero – boom!

Nasi bianchi come Fruit of the Loom

Che diventano più rossi d’un livello di Doom

Sono intorno a me, ma non parlano con me

Sono come me, ma si sentono meglio

Sono intorno a me, ma non parlano con me

Sono come me, ma si sentono meglio

Ognun per sé, Dio per sé

Mani che si stringono tra i banchi delle chiese alla domenica

Mani ipocrite, mani che fan cose che non si raccontano

Altrimenti le altre mani chissà cosa pensano, si scandalizzano

Mani che poi firman petizioni per lo sgombero

Mani lisce come olio di ricino, mani che brandiscon manganelli

Che farciscono gioielli, che si alzano alle spalle dei fratelli

Quelli che la notte non si può girare più

Quelli che vanno a mignotte mentre i figli guardan la tv

Che fanno i boss, che compran Class

Che son sofisticati da chiamare i NAS, incubi di plastica

Che vorrebbero dar fuoco ad ogni zingara

Ma l’unica che accendono è quella che da loro l’elemosina ogni sera

Quando mi nascondo sulla faccia oscura della loro luna nera

Sono intorno a me, ma non parlano con me

Sono come me, ma si sentono meglio

Sono intorno a me, ma non parlano con me

Sono come me, ma si sentono meglio

Sono intorno a me, ma non parlano con me

Sono come me, ma si sentono meglio

Sono intorno a me, ma non parlano con me

Sono come me, ma si sentono meglio

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[da Frankie hi-nrg mc: ‘quelli che ben pensano’]


L’anno che abbiamo vissuto: virus, affetti e isolamento sociale

di Redazione DtA –

Proseguiamo oggi l’intervento a cura di Paola Scalari pubblicato il 6 gennaio scorso (fonte un intervento scritto di Paola del 20 marzo 2020 per ‘ed. la meridiana’).


Moltissime persone sono drammaticamente lontane dai loro affetti e faticano a reggere un’inquietudine senza nome. Sono i genitori in ansia per i figli domiciliati in altre zone del Paese o in altri Stati. Sono i vecchi genitori irraggiungibili là dove dimorano, che creano uno stato di perenne preoccupazione per la loro salute. Sono fragili anziani non più abbracciati da settimane perché isolati nelle loro residenze protette, che stanno, giorno dopo giorno, smarrendosi. Sono ultraottantenni svuotati per l’improvvisa assenza di chi amano e di chi li ha amati per una vita. Accuditi con tanta forza d’animo da un solerte personale. Deprivati però del tocco di chi li ha tenuti stretti a sé per anni ed anni. L’odore della struttura ben disinfettata e della mensa ben rifornita  prende il sopravvento sul rassicurante sapore della pelle di chi ti è stato accanto, dentro, vicino per una vita.

Ognuno sogna di ritrovarsi. Qualcuno più fragile è scappato dai controlli e cerca la sua famiglia. Colpevole giuridicamente, assolto emotivamente. La paura rende irrazionali. L’angoscia non gestita da nessuno rende dissennati.

Si scappa verso chi si ama. Si ha paura di non riuscire a rivederlo poiché il proprio caro potrebbe ammalarsi, venir ricoverato, morire. Morti solitarie in vite spezzate da Covid19. In ogni caso.

In questi giorni, infatti, nessuno può tenere per mano chi se ne sta andando da questo mondo. Gli affetti familiari con gli ammalati sono recisi per sempre nella più oscura solitudine. Sono affettuosità negate nel momento del trapasso. Quello sguardo per dirsi addio nell’ultimo alito della vita mancherà e tormenterà per sempre.

Ma la solidarietà dell’isolamento è l’unico modo per aiutare tutti.

E possiamo apprenderla, questa nuova forma di solidarietà, solo praticandola ognuno dalle sue case.

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Foto sopra e in evidenza Pixabay: Le mani e Donna sola

Storia recente di vita familiare

di Redazione DtA –

Il nuovo anno ci vede iniziare proponendo temi che si ripetono, temi che ci hanno accompagnato fino alla fine del 2020 e che, forse, pensiamo di conoscere bene.

Questi temi, purtroppo, ci faranno compagnia ancora e non è dato di sapere per quanto. Ecco perché c’è bisogno che tutti noi ci auguriamo autenticamente Buon Anno. Un anno nuovo fatto di valori riscoperti, di speranze ritrovate e di fiducia. Tutto il resto è contorno.

Un contributo non recente (20 marzo dell’anno scorso, nelle fasi iniziali del nostro Covid-19), ci può aiutare e riflettere su quanto sta succedendo nei rapporti sociali, a partire dalla famiglia. Lo facciamo grazie a quanto scritto per ‘ed. la meridiana’ da Paola Scalari, psicologa, psicoterapeuta, psicosocioanalista che esercita a Venezia. Paola è docente in Psicoterapia della coppia e della famiglia e supervisore all’Istituto di Milano della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia della COIRAG.


Il rompete le righe

Non c’è più tempo, restiamo a casa”: con questo ordine da parte del governo si sono aperti inediti spazi di vita familiare. La dimora, luogo del ristoro temporaneo in una vita passata perlopiù freneticamente fuori delle mura domestiche, diventa spazio privato dove obbligatoriamente tutti devono convivere. Ognuno fa quel che può per accomodarsi dentro a questo perimetro dell’isolamento sociale che segna un confine che, in quanto ora invalicabile, diviene sconosciuto.

Le famiglie che adesso devono stare forzatamente insieme sono tante e tra loro molto diverse. Perciò non c’è un modo unico di stare dentro casa. Ognuno, a partire dalla sua condizione, sta inventando il suo.

Il virus della solitudine

Alcuni sono barricati nelle poche stanze dei loro appartamenti con i loro affetti. In ogni caso sono rimaste fuori molte relazioni, sia parentali che amicali. Nonni in isolamento dai nipotini devono accontentarsi di languide videochiamate. Il gruppo amicale, prima funzionante come famiglia sostitutiva, non è frequentabile. Ci si sente più soli, meno ancorati all’altro.

Manca la maestra, si avverte l’assenza dei professori, si patisce il vuoto lasciato dai colleghi, mancano i compagni… Questa condizione diventa allora triste nostalgia e struggente desiderio, due emozioni che possono sviluppare però un incremento di amorevolezza verso il prossimo. E lo stiamo vedendo nascere, farsi strada, coinvolgere interi quartieri.

Per molti il restare a casa significa, invece, rimanere fisicamente soli poiché questa era la condizione di vita precedente, attenuata però da tante relazioni fuori casa. Ora nessuno entra fisicamente tra le pareti e il single non può uscire. Giovane o anziano che sia, vive un vuoto relazionale che si fa sentire con qualche sintomo tipico del vissuto abbandonico. Compaiono insonnia, fame nervosa, inquietudine, ossessività, dipendenza dai social, stazionamento davanti alla TV… È tutto normale.

È bene abitare anche questi stati d’animo consapevolmente. Soli fisicamente, o in compagnia di chi essendoci fisicamente fa sentire ancor di più la solitudine, sono i campanelli d’allarme della inevitabile tensione interiore.

[segue]


Foto sopra e in evidenza Pixabay: Solo e Solitudine

Io-Tu

COLLAGE a cura di Giorgio Santacaterina –

‘Un invito alla riflessione, spero utile’

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1/2021

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“Solo se riusciremo a vedere l’universo come un tutt’uno in cui ogni parte riflette la totalità e in cui la grande bellezza sta nella sua diversità, cominceremo a capire chi siamo e dove stiamo”.

“Questo è un grande concetto che la cultura occidentale ha dimenticato, ma che aveva in sé: tutto è uno. Questa idea della dicotomia è profondamente sbagliata, niente meglio di un grande simbolo asiatico, cinese, questa ruota dello Yin e lo Yang rappresenta come la vita, l’Universo, è l’armonia degli opposti.

Perché non c’è acqua senza fuoco, non c’è femminile senza maschile, non c’è notte senza giorno, non c’è bene senza male. Questo simbolo è perfetto, perché il bianco e il nero si abbracciano e all’interno del nero c’è un punto di bianco e all’interno del bianco c’è un punto di nero”.

“Ma come uomo sono l’unico? Questo è quello che dobbiamo chiederci. Sono io solo che lavoro, io solo che studio, io solo che mi preoccupo di conoscere sempre di più? O in tutto il mondo ci sono altri uomini come me che pensano, che studiano, che lavorano, che sudano, che soffrono come soffro, lavoro e studio io, e noi? Ecco perché io, tu, lui, loro, noi, siamo tutti uguali in questo”.

“Ma perché l’altro è diverso da me? L’altro non è altro che me stesso allo specchio. Stiamo educando una gioventù all’odio perché abbiamo perso il senso dei valori”.

“Sono fondamentali l’amore e la speranza”.

“L’amore implica dunque qualcosa di più che una serie di azioni benefiche. Le azioni derivano da un’unione che inclina sempre più verso l’altro considerandolo prezioso, degno, gradito e bello, al di là delle apparenze fisiche o morali. L’amore all’altro per quello che è ci spinge a cercare il meglio per la sua vita. Solo coltivando questo modo di relazionarci renderemo possibile l’amicizia sociale che non esclude nessuno e la fraternità aperta a tutti”.

“La speranza o è di tutti o non è speranza”.

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[grazie a Andrea Camilleri don Luigi Ciotti Papa Francesco Alberto Manzi Tiziano Terzani]

[immagine Pixabay: Yin e Yang]


Rubriche

di Redazione DtA –

Ci piace iniziare il 2021 con una prima rubrica denominata “Collage”, che sarà inaugurata e coordinata da un sostenitore, Giorgio Santacaterina, nostro caro amico, oltre che presidente della nostra associazione, il Gsm San Giorgio Odv.

Il significato del termine rubrìca risale all’antichità e vi sono molte definizioni, a seconda dell’uso. Un suo significato è “ocra rossa” (terra rossa). Nell’arte libraria antica, è la terra rossa usata per tingere l’asticella centrale del volume (umbilicus), la custodia di esso e l’index, cioè la strisciolina di pergamena pendente dal rotolo papiraceo e contenente il nome dell’autore e il titolo, e inoltre per scrivere le prime lettere, il titolo dei capitoli, le segnature e i richiami. Tale uso, continuato nei libri a stampa, è ora limitato ai libri liturgici. Ma noi scegliamo di restare in quest’ambito e di rifarci ad un uso anche recente, collegato ai nostri programmi di pubblicazione. Ecco allora la “sezione” di una pubblicazione periodica o di un programma radiotelevisivo o mediatico dedicata a uno stesso argomento o settore particolare d’informazione…

Buona lettura!

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Fonti: https://www.treccani.it/enciclopedia/


Fermarci … per avanzare!

di Ivonne Gecchelin –

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Avevamo pensato di finire l’anno con i nostri video riguardanti il nuovo servizio di Ascolto e Counselling (vedi Esserci … , Esserci … l’iniziativa 1 e Esserci … l’iniziativa 2) e invece chiudiamo questo 2020 con una testimonianza di Ivonne che ringraziamo (Redazione DtA).

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E’ importante che non trascuriamo il desiderio di fermarci, di riflettere e pensare, prendendoci del tempo per farlo. Ne abbiamo bisogno. Ci può aiutare.

Il nuovo anno, che inizierà tra qualche giorno, non sarà subito diverso, avendo ancora in sé importanti minacce alla salute , essendo portatore delle tracce e della pericolosità che già conosciamo e che soltanto chi le ha provate su di sé o sui propri cari può dire di conoscere bene.

Pur tuttavia possiamo guardare al futuro con fiducia e speranza. Solo in questo modo potremo resistere, crescere e divenire più resilienti.

Quindi buon anno sì, ma guardando con occhi nuovi al futuro, facendo tesoro di quanto ci accade. Mi piace , a questo punto, proporre un testo tratto da “Cerchio Firenze 77”:

… E quando vi sembrerà invece di vivere un momento insulso, allora fin da questo momento vi diciamo: noi saremo al vostro fianco, accanto a voi, perché non ci sono momenti insulsi nella vita. Ci sono dei momenti in cui un uomo deve riflettere su quanto gli accade, e allora tira un po’ i remi in barca e aspetta un impulso a proseguire. Non vi mettete mai in mente che la vostra vita non abbia più nulla da offrirvi.
Errore grandissimo, figli miei! Mai fate un errore di questo genere, ve ne prego! La vita finché vi è data ha tanto da darvi, sotto ogni punto di vista. E quando il momento di impoverimento o di secca è passato, allora, a distanza, guardando indietro vi accorgerete quanto invece è stata prodiga di altri frutti, quanto per altri versi e in altri campi, ma tutti facenti parte con la stessa importanza del vostro essere, ha dato.     
Coraggio, allora, coraggio per voi che siete giovani ad andare avanti nella vostra vita. Coraggio per voi che credete che la vostra vita abbia poco da darvi ancora, o ben poco significhi ancora. A voi, poi, aggiungo: non pensate così, non fate questo errore, ponete solo un momento la vostra attenzione alle cose  che potete fare di vostra iniziativa.           
E si chiamano cose da fare anche il rivolgersi con gentilezza ad un vostro vicino. Si chiamano cose da fare anche dar relazione ad una creatura che nessuno sta ad ascoltare. Si chiamano cose da fare anche accarezzare la mano di chi non ha nessuno che quella mano cerchi …
“.

Ecco, buon Anno Nuovo!

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Foto Pixabay: Stellare – Foto Pixabay in evidenza sopra: Gentilezza

Esserci … l’iniziativa (2)

Redazione DtA –

Ecco un video con cui chiudiamo un anno di blog. Un anno vissuto davvero pericolosamente.

Qui troviamo la seconda parte della presentazione del Team Counselling e dell’iniziativa che abbiamo inaugurato nel 2020, proprio in coincidenza con l’inizio della pandemia.

Qualche mese fa, in piena estate, in una fase meno complessa in termini di pandemia e restrizioni, molto prima della cosiddetta seconda ondata, ci siamo incontrati e abbiamo voluto rendere visibile con dei video la nostra iniziativa, anche qui non solo mettendoci la faccia, ma cercando in semplicità e autenticità di evidenziare le risorse dedicate, che sono di persone, competenze e tempo. Ancora di più di passione. E tenuto conto del particolare momento storico che stiamo tutti vivendo.

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Video due: realizzazione e montaggio Stefano – regia Egle. Protagonisti i professionisti del Team Counselling: Anna – Daniela – Egle – Gianni – Vania.

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Registrazione effettuata prima del Dpcm 24 ottobre 2020

Esserci … l’iniziativa (1)

di Redazione DtA –

Qualche mese fa, in piena estate, in una fase meno complessa in termini di pandemia e restrizioni, molto prima della cosiddetta seconda ondata, ci siamo incontrati e abbiamo voluto rendere visibile con dei video la nostra iniziativa, anche qui non solo mettendoci la faccia, ma cercando in semplicità e autenticità di evidenziare le risorse dedicate, che sono di persone, competenze e tempo. Ancora di più, di passione.

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Video uno: realizzazione e montaggio Stefano – regia Egle. Protagonisti i professionisti del Team Counselling: Anna Daniela EgleGianni Vania.

Immagine in evidenza Pixabay: il colloquio

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Registrazione effettuata prima del Dpcm 24 ottobre 2020