Io-Tu

COLLAGE a cura di Giorgio Santacaterina –

‘Un invito alla riflessione, spero utile’

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1/2021

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“Solo se riusciremo a vedere l’universo come un tutt’uno in cui ogni parte riflette la totalità e in cui la grande bellezza sta nella sua diversità, cominceremo a capire chi siamo e dove stiamo”.

“Questo è un grande concetto che la cultura occidentale ha dimenticato, ma che aveva in sé: tutto è uno. Questa idea della dicotomia è profondamente sbagliata, niente meglio di un grande simbolo asiatico, cinese, questa ruota dello Yin e lo Yang rappresenta come la vita, l’Universo, è l’armonia degli opposti.

Perché non c’è acqua senza fuoco, non c’è femminile senza maschile, non c’è notte senza giorno, non c’è bene senza male. Questo simbolo è perfetto, perché il bianco e il nero si abbracciano e all’interno del nero c’è un punto di bianco e all’interno del bianco c’è un punto di nero”.

“Ma come uomo sono l’unico? Questo è quello che dobbiamo chiederci. Sono io solo che lavoro, io solo che studio, io solo che mi preoccupo di conoscere sempre di più? O in tutto il mondo ci sono altri uomini come me che pensano, che studiano, che lavorano, che sudano, che soffrono come soffro, lavoro e studio io, e noi? Ecco perché io, tu, lui, loro, noi, siamo tutti uguali in questo”.

“Ma perché l’altro è diverso da me? L’altro non è altro che me stesso allo specchio. Stiamo educando una gioventù all’odio perché abbiamo perso il senso dei valori”.

“Sono fondamentali l’amore e la speranza”.

“L’amore implica dunque qualcosa di più che una serie di azioni benefiche. Le azioni derivano da un’unione che inclina sempre più verso l’altro considerandolo prezioso, degno, gradito e bello, al di là delle apparenze fisiche o morali. L’amore all’altro per quello che è ci spinge a cercare il meglio per la sua vita. Solo coltivando questo modo di relazionarci renderemo possibile l’amicizia sociale che non esclude nessuno e la fraternità aperta a tutti”.

“La speranza o è di tutti o non è speranza”.

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[grazie a Andrea Camilleri don Luigi Ciotti Papa Francesco Alberto Manzi Tiziano Terzani]

[immagine Pixabay: Yin e Yang]


La diversità esiste

di Annamaria Sudiero

Siamo polvere di stelle caduta sulla terra, tutti fiori unici sbocciati nella stessa serra. Ognuno con le sue caratteristiche e il suo universo, capace, se lo vuole, di reagire ad ogni momento avverso.

Abbiamo sempre in noi le giuste risorse, dobbiamo cercarle, come le chiavi nelle nostre borse. Trovare in noi la forza, l’ingegno e la volontà, allora quella polvere di stelle, proprio nel buio, brillerà.               (A.S.)


Uguali ma diversi, la diversità esiste

Se proviamo a paragonare gli esseri umani a dei fiori non possiamo negare che la diversità esiste! Una rosa non può certo dirsi uguale ad un’orchidea, ad una margherita, ad un giglio, ad un’ortensia… potremo andare avanti all’infinito, ed ognuno ha bisogno di una diversa cura per poter fiorire.

Ogni fiore, ogni persona, ha la sua bellezza e la sua dignità, può piacere o non piacere, ma nessuno è inferiore ad un Altro.

Ho ascoltato qualche giorno fa il racconto di una ragazza autistica che fino a 17 anni si rendeva conto di essere diversa, non peggiore o migliore degli altri, ma diversa. Quando ne ha scoperto il motivo, le è stata diagnosticata la Sindrome di Asperger, un disturbo inerente all’autismo, ha cominciato a studiare sé stessa, per trovare la sua “chiave”, per capire come meglio potersi relazionare con gli Altri senza dover soffrire troppo. Perché la sua sensibilità è sconvolgente, ed è solo un esempio della complessità del disturbo. Per lei “le luci fanno rumore”, avere troppi colori intorno o sentire profumi intensi la deconcentrano a tal punto da non riuscire a sostenere una semplice conversazione. Deve quindi fare uno sforzo enorme per riuscire a “selezionare” ciò che in quel momento è importante “sentire”. Quando poi trova un lavoro e si presenta come persona autistica le viene detto: non importa, va bene così!

Ma nulla cambia intorno a lei, viene negata, in buona fede certo, perché non gliela vogliono far pesare, la sua diversità. Per lei è difficile, se non impossibile, riuscire a lavorare in quell’ambiente. Quando invece si presenta e finalmente si sente dare la risposta che vorrebbe: ok, sei autistica, come possiamo aiutarti? Tutto cambia perché le è stata riconosciuta la sua diversità, le è stata data dignità, non si è sentita inferiore ma Ascoltata!Possiamo dunque affermare, senza sembrare insensibili, che la diversità è ogni giorno sotto i nostri occhi, ma, pur con le migliori intenzioni, è sbagliato ignorarla o far finta di non vederla perché finiremo per renderla un ostacolo anziché una risorsa.

Dobbiamo dichiarare con forza l’uguaglianza tra gli esseri umani, come scritto in altri articoli, gli Altri siamo noi, sono il nostro specchio. Ma ciò non significa negare che ciascuno ha le proprie, specifiche ed uniche, caratteristiche che lo portano ad essere diverso da tutti gli Altri, sia per colore, per etnia, per genere, per religione, per abilità o disabilità, ma piuttosto affermare che tutte le persone hanno uguali diritti.

E si arriva sempre alla stessa conclusione, basterebbe avere rispetto degli Altri.

Foto Pixabay


Tratto da “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare” di  Luis Sepùlveda

“Sei una gabbiana. Su questo lo scimpanzé ha ragione, ma solo su questo. Ti vogliamo tutti bene, Fortunata. E ti vogliamo bene perché sei una gabbiana. Non ti abbiamo contraddetto quando ti abbiamo sentito stridere che eri un gatto, perché ci lusinga che tu voglia essere come noi, ma sei diversa e ci piace che tu sia diversa. Non abbiamo potuto aiutare tua madre, ma te si. Ti abbiamo protetta fin da quando sei uscita dall’uovo. Ti abbiamo dato tutto il nostro affetto senza alcuna intenzione di fare di te un gatto. Ti vogliamo gabbiana. Sentiamo che anche tu ci vuoi bene, che siamo i tuoi amici, la tua famiglia, ed è bene tu sappia che con te abbiamo imparato qualcosa che ci riempie d’orgoglio: abbiamo imparato ad apprezzare, a rispettare e ad amare un essere diverso. È molto facile accettare e amare chi è uguale a noi, ma con qualcuno che è diverso è molto difficile, e tu ci hai aiutato a farlo.

Sei una gabbiana e devi seguire il tuo destino di gabbiana. Devi volare. Quando ci riuscirai, Fortunata, ti assicuro che sarai felice, e allora i sentimenti verso di noi e i nostri verso di te saranno più intensi e più belli, perché sarà l’affetto tra esseri completamente diversi”.

Gabbianella, foto Pixabay


Rinnovamento

Qualcuno disse che “il cambiamento parte dal nostro interno”.

E così stiamo cambiando dall’interno del nostro centro, con un confronto attivo tra operatori volontari che comporta un rinnovamento continuo.

Opera importantissima per la crescita di ognuno di noi e per un miglior servizio all’altro.

A questa attività si aggiunge l’impegno sul campo (presìdi presso gli spazi dedicati all’ascolto e alla condivisione) e la formazione continua.

Ecco quanto affermato dal coordinamento del centro rispetto a questo “rinnovamento”.

“Si tratta di investire tempo e risorse in questa fase, aprendo di fatto un nuovo ciclo.

Chiamiamolo ‘aiutiamoci ad aiutare’.
Dopo la pausa estiva si riparte con all’ordine del giorno una forte azione di presidio sul territorio di Schio e dintorni e nel contempo una vigorosa azione formativa interna.
Non solo competenze ed abilità, ma anche attenzione a se stessi e alle motivazioni che come volontari ci muovono verso l'”aiuto”. Sono alcuni mesi che riflettiamo su questo.
Nelle settimane che ci separano dall’anno nuovo lavoreremo ancora e soprattutto sul valore dell’aiuto e della relazione d’aiuto.
Vorremmo riprendere le motivazioni che ci hanno portato sette anni fa alla costituzione del primo centro di ascolto nell’Alto Vicentino fatto di volontari non medici né psicologi.
Vi sono esperienze e competenze diverse, diverse personalità e provenienze. Sono presenti anche professionisti dell’aiuto che operano di fianco a semplici operatori volontari.
Ci accomuna la voglia di metterci in gioco e di aiutare le persone ad aiutarsi.

Ma  ricominciamo da noi, e proseguiamo nell’ascolto delle persone”.

 

Redazione DTA

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