Rubriche

a cura della Redazione DtA –

Il significato del termine rubrìca risale all’antichità e vi sono molte definizioni, a seconda dell’uso. Il suo significato è “ocra rossa” (terra rossa). Nell’arte libraria antica, è la terra rossa usata per tingere l’asticella centrale del volume (umbilicus), la custodia di esso e l’index, cioè la strisciolina di pergamena pendente dal rotolo papiraceo e contenente il nome dell’autore e il titolo, e inoltre per scrivere le prime lettere, il titolo dei capitoli, le segnature e i richiami. Tale uso, continuato nei libri a stampa, è ora limitato ai libri liturgici. Ma noi scegliamo di restare in quest’ambito e di rifarci ad un uso anche recente, collegato ai nostri programmi di pubblicazione. Ecco allora la “sezione” di una pubblicazione periodica o di un programma radiotelevisivo o mediatico dedicata a uno stesso argomento o settore particolare d’informazione..

Ci piace iniziare il 2021 con una prima rubrica denominata “Collage”, che sarà inaugurata e coordinata da un sostenitore, Giorgio Santacaterina, nostro caro amico, oltre che presidente della nostra associazione.



COLLAGE a cura di Giorgio Santacaterina – 1/2021

‘Un invito alla riflessione, spero utile’

Io-Tu

“Solo se riusciremo a vedere l’universo come un tutt’uno in cui ogni parte riflette la totalità e in cui la grande bellezza sta nella sua diversità, cominceremo a capire chi siamo e dove stiamo”.

“Questo è un grande concetto che la cultura occidentale ha dimenticato, ma che aveva in sé: tutto è uno. Questa idea della dicotomia è profondamente sbagliata, niente meglio di un grande simbolo asiatico, cinese, questa ruota dello Yin e lo Yang rappresenta come la vita, l’Universo, è l’armonia degli opposti.

Perché non c’è acqua senza fuoco, non c’è femminile senza maschile, non c’è notte senza giorno, non c’è bene senza male. Questo simbolo è perfetto, perché il bianco e il nero si abbracciano e all’interno del nero c’è un punto di bianco e all’interno del bianco c’è un punto di nero”.

“Ma come uomo sono l’unico? Questo è quello che dobbiamo chiederci. Sono io solo che lavoro, io solo che studio, io solo che mi preoccupo di conoscere sempre di più? O in tutto il mondo ci sono altri uomini come me che pensano, che studiano, che lavorano, che sudano, che soffrono come soffro, lavoro e studio io, e noi? Ecco perché io, tu, lui, loro, noi, siamo tutti uguali in questo”.

“Ma perché l’altro è diverso da me? L’altro non è altro che me stesso allo specchio. Stiamo educando una gioventù all’odio perché abbiamo perso il senso dei valori”.

“Sono fondamentali l’amore e la speranza”.

“L’amore implica dunque qualcosa di più che una serie di azioni benefiche. Le azioni derivano da un’unione che inclina sempre più verso l’altro considerandolo prezioso, degno, gradito e bello, al di là delle apparenze fisiche o morali. L’amore all’altro per quello che è ci spinge a cercare il meglio per la sua vita. Solo coltivando questo modo di relazionarci renderemo possibile l’amicizia sociale che non esclude nessuno e la fraternità aperta a tutti”.

“La speranza o è di tutti o non è speranza”.

[grazie a Andrea Camilleri don Luigi Ciotti Papa Francesco Alberto manzi Tiziano Terzani]

Immagine Pixabay: Yin e Yang


COLLAGE a cura di Giorgio Santacaterina – 2/2021

‘Un invito alla riflessione, spero utile’

Quelli che ben pensano

Sono intorno a noi, in mezzo a noi

In molti casi siamo noi a far promesse

Senza mantenerle mai se non per calcolo

Il fine è solo l’utile, il mezzo ogni possibile

La posta in gioco è massima, l’imperativo è vincere

E non far partecipare nessun altro

Nella logica del gioco la sola regola è esser scaltro

Niente scrupoli o rispetto verso i propri simili

Perché gli ultimi saranno gli ultimi se i primi sono irraggiungibili

Sono tanti, arroganti coi più deboli, zerbini coi potenti

Sono replicanti, sono tutti identici, guardali

Stanno dietro a maschere e non li puoi distinguere

Come lucertole s’arrampicano, e se poi perdon la coda la ricomprano

Fanno quel che vogliono si sappia in giro fanno

Spendono, spandono e sono quel che hanno

Sono intorno a me, ma non parlano con me

Sono come me, ma si sentono meglio

Sono intorno a me, ma non parlano con me

Sono come me, ma si sentono meglio

E come le supposte abitano in blisters full-optional

Con cani oltre i 120 decibels e nani manco fosse Disneyland

Vivon col timore di poter sembrare poveri

Quel che hanno ostentano, tutto il resto invidiano

Poi lo comprano, in costante escalation col vicino costruiscono

Parton dal pratino e vanno fino in cielo

Han più parabole sul tetto che S.Marco nel Vangelo

Sono quelli che di sabato lavano automobili

Che alla sera sfrecciano tra l’asfalto e i pargoli

Medi come i ceti cui appartengono

Terra-terra come i missili cui assomigliano

Tiratissimi, s’infarinano

S’alcolizzano e poi s’impastano su un albero – boom!

Nasi bianchi come Fruit of the Loom

Che diventano più rossi d’un livello di Doom

Sono intorno a me, ma non parlano con me

Sono come me, ma si sentono meglio

Sono intorno a me, ma non parlano con me

Sono come me, ma si sentono meglio

Ognun per sé, Dio per sé

Mani che si stringono tra i banchi delle chiese alla domenica

Mani ipocrite, mani che fan cose che non si raccontano

Altrimenti le altre mani chissà cosa pensano, si scandalizzano

Mani che poi firman petizioni per lo sgombero

Mani lisce come olio di ricino, mani che brandiscon manganelli

Che farciscono gioielli, che si alzano alle spalle dei fratelli

Quelli che la notte non si può girare più

Quelli che vanno a mignotte mentre i figli guardan la tv

Che fanno i boss, che compran Class

Che son sofisticati da chiamare i NAS, incubi di plastica

Che vorrebbero dar fuoco ad ogni zingara

Ma l’unica che accendono è quella che da loro l’elemosina ogni sera

Quando mi nascondo sulla faccia oscura della loro luna nera

Sono intorno a me, ma non parlano con me

Sono come me, ma si sentono meglio

Sono intorno a me, ma non parlano con me

Sono come me, ma si sentono meglio

Sono intorno a me, ma non parlano con me

Sono come me, ma si sentono meglio

Sono intorno a me, ma non parlano con me

Sono come me, ma si sentono meglio

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[da Frankie hi-nrg mc: ‘quelli che ben pensano’]

Foto GiSa