Ascolto e counselling ancor più importante, qui e ora

Pezzo tratto da Oltre – L’Altovicentino, domani (http://www.oltrepolitica.it) del 22 maggio – intervista a Gianni Faccin

22 Maggio 2020 / Welfare

Gianni Faccin – già dirigente Unicredit Group – è oggi libero professionista e studente presso Unipd. È responsabile del progetto DimmiTiAscolto e dei centri di ascolto del Punto d’Incontro San Giorgio. Membro di Gsm San Giorgio di Poleo a Schio (Vicenza) fa parte di altre organizzazioni non profit della provincia. Counsellor professionista, da anni si occupa di animazione sociale. In questi giorni di parziale ripresa di tante attività, ospitiamo volentieri una sua riflessione su come il lockdown abbia trasformato, anche sul nostro territorio – in cui è cruciale l’incontro e la vicinanza tra le persone – il modo di praticare “ascolto” di chi è nel disagio.

Da anni mi occupo di ascolto, anzi mi ci dedico proprio. È una dimensione che è propria di ogni persona e ha implicazioni a livello individuale, di coppia, di gruppo, di azienda, di comunità. Amo esplorare e praticare l’arte di ascoltare e tocco con mano costantemente come siamo tutti bravi nell’arte di non ascoltare. Oggi cerco di diffondere il messaggio anche attraverso alcuni blog e consolidate collaborazioni, un messaggio condiviso da molte persone co-costruttrici, interessate e competenti.

Da questo amore è partito in me, già ai tempi del mio lavoro in azienda, il desiderio di promuovere dei centri di ascolto che fossero, tramite diverse attività mirate, agenti di cambiamento positivo, per il singolo e per la comunità.

Quindi, oggi, sono funzionanti a Schio (VI) diversi “spazi di ascolto e condivisione” che sono culminati recentemente con l’apertura di un centro di ascolto e counselling nel vicino comune di Thiene. Purtroppo proprio in questo periodo le cose si sono arenate per l’impossibilità di realizzare incontri vis à vis, come è giusto ed importante che avvenga.

Ecco allora, recentissima, l’attivazione di un servizio gratuito online di ascolto e counselling, in modo da permettere a chi lo volesse di raggiungere un gruppo di professionisti, tutti formati in counselling relazionale, al fine di porsi in relazione d’aiuto, con audio-video, utili a fornire un sostegno morale per persone di ogni età, giovani e anziani, anche con particolari fragilità, che potrebbero trovarsi particolarmente a disagio in seguito alla drastica interruzione delle loro abitudini d vita ed essere più facilmente soggetti a stati di preoccupazione, ansia e paura

Si vorrebbe anche aiutare a mantenere la socializzazione, sia con collegamenti individuali sia con collegamenti di gruppo, sfruttando le vie online, per favorire lo scambio di esperienze, il dialogo e per mantenere vive le relazioni. Esiste già il dialogo tra gruppi, associazioni ed enti al fine di mantenere e favorire il lavoro di rete. La nostra iniziativa prevede contatti e colloqui via video e quindi si basa su collegamenti in web con varie piattaforme. Anche per me, anche per il nostro gruppo, si tratta di una novità, inaspettata e imprevedibile nei suoi sviluppi. È importante accettare questa sfida, e dare un contributo di aiuto concreto ai singoli e alla comunità. 

Siamo per andare “Oltre”.


immagine Pixabay – a cura della Redazione DtA

L’importanza della parola

Bellissimo contributo di una bravissima giornalista circa le ferite umane, il dolore e il valore dell’incontro. E’ una testimonianza di Concita De Gregorio rilasciata a Fanpage.it in occasione della presentazione del libro “Mi sa che fuori è primavera” (Feltrinelli).

Molti gli spunti di riflessione e di condivisione:

La parola mette assieme i pezzi sparsi”.

“La capacità di mettere l’amore nell’ascolto”.

“Raccontarsi come via per la guarigione“.

.

A cura di Redazione Punto d’Incontro San Giorgio

.


 

Scuola di emozioni

Alleati dell’errore o alleati della persona?

Il mese di settembre è partito all’insegna delle emozioni come elemento vitale della persona. Nel nostro blog, in queste ultime settimane, abbiamo utilizzato alcuni filmati che sono stati importanti esempi di come pesino le emozioni nella nostra vita quotidiana e come pesino nella storia di ognuno, fin da bambini.

Per esempio nei rapporti genitoriali, nella comunicazione, negli incontri e nelle relazioni.

Ci manca un sistema educativo che provveda a fornire fin dalla tenera età abilità in campo emozionale.

Ma non si vive senza emozioni. Nel contempo le emozioni vanno conosciute, capite, gestite. Quel che serve da sempre è una “scuola delle emozioni”.

Se certe cose valgono per i bambini, a maggior ragione valgono per coloro che bambini non sono più.

Ben ce lo spiega la neuroscienziata prof.sa Daniela Lucangeli, dell’Università di Padova. Tra le altre cose nel breve colloquio-intervista (Il Mattino di Padova – aprile 2018) la scienziata, ma anche il giornalista non è da meno, ci dà una fenomenale dimostrazione di esercizio d’empatia.

Buon ascolto!

.

Gianni Faccin

.


 

Andare oltre …

Giusto una settimana fa usciva il pezzo “Dignità” di Beatrice Bertoli.

Serena Maria Corrà commentava: “”Nella frenesia della quotidianità spesso non ci si accorge della tensione a cui veniamo tutti sottoposti, questo può minare in vari modi le persone più fragili o con patologie silenti, ma in realtà tutti noi ne siamo in qualche modo coinvolti. Allora guardandosi dentro sentendo le nostre tensioni, potremmo capire meglio le tensioni e le reazioni delle persone con disturbi psichici.
A volte il confine della “ normalità “ è labile“”.    IMG-20171108-WA0000

Ecco oggi una integrazione di Beatrice in risposta.

.

Andare oltre …

13924975_10210263084402884_1011753338837004962_n

Cara Maria Serena, rispondo volentieri al tuo commento; come ho già scritto ci tengo alla possibilità data all’uomo che è quella di andare oltre. Il confine con la follia è labile e fa paura proprio per questo.

La follia va intesa come mezzo ulteriore per vivere pienamente la vita. Chi proibisce questo o lo limita, limita la libertà dell’ individuo. Perché nel rispetto vige la libertà e di quest’ultima fa parte la follia. 

Spaventiamoci pure, quindi, quando facciamo automaticamente quello che dovremmo fare per non disturbare le quiete coscienze di coloro che vivono nella sicurezza del “giusto”. 

Spaventiamoci pure di quelli che sanno sempre cosa fare e cosa dire.

Spaventiamoci pure delle cose non dette, spaventiamoci del non fatto e spaventiamoci sempre della normalità.

.

Beatrice Bertoli

.

844d43d2-9050-11e5-a8ae-20cf300687d7.jpg


 

Dignità

Si parla molto di Dignità in questi tempi, o almeno molti ne parlano anche con enfasi. Eppure qualcuno tra le varie riforme vorrebbe riattivare modalità di costrizione che sono note nella storia per aver pesantemente offeso la dignità dell’uomo e della donna.

Questo avviene in tempi in cui si celebra quel cambiamento che è stato grande nella nostra società perché ha dimostrato come tutto sia possibile. Anche se ogni processo comporta poi ulteriori necessari cambiamenti che permettano un vero progresso sociale complessivo. E’ chiaro il riferimento oggi alla legge che ha chiuso i manicomi, matura di 40 anni ormai. Una legge di altissimo livello ma che non è stata nei decenni supportata adeguatamente dalle necessarie fasi di de-istituzionalizzazione e partecipazione.

Su questo torneremo, ma intanto iniziamo ad inoltrarci in questo campo complesso ed altrettanto interessante con una mini inchiesta costruita su tanti incontri /colloqui anche non ricercati tra la nostra operatrice volontaria e le persone ascoltate, essenzialmente accolte ed ascoltate.

.

Dignità

13924975_10210263084402884_1011753338837004962_n

 

Che dignità ha un malato di mente? Una dignità negata. 

Non trova risposte alle sue esigenze che sono di relazione, innanzitutto e poi di … rispetto.

Parlo con L., 45 anni,  ricoverato in psichiatria anni fa e mi racconta che nello spogliatoio con i nomi sugli armadietti, ogni privacy era negata; nome e cognome apparivano là, integri, grandi, come grande l’ umiliazione di esistere, là dentro. Quattro chiacchiere con i vicini di stanza erano consentite ma, sorvegliate. 

Parlo con M. che mi racconta di un parente deceduto durante un ricovero. Anch’egli  ignorato nella sua sofferenza di vivere e quasi meritevole di quella morte che, forse, non cercava.

G. mi racconta del suo essere ospite in un appartamento protetto: “Sì, sai, quegli appartamenti in cui vengono sistemati questi “malati”, per poi essere ripresi e forse “riaccolti” in un mondo “normale”.

Quante virgolette! Sì, perché quelle di queste persone narrate, sono “vite”.

E quando si nega il rispetto, si nega tutto. 

Quali studi o teorie permettono ad un medico di guardarti dall’alto in basso e gettarti in malo modo sulla sua scrivania le pastiglie da prendere, guardandoti con disprezzo, mi racconta L.

Quale strana convenzione sociale consente di essere deriso a scuola o per le strade perché il tuo sguardo magari è vuoto,  ne hai viste troppe.    

No, continua L., il tuo sguardo non può essere vuoto perché diventi preda, degli altri e di te stesso.  E in questa società dove vince il più forte questo non è concesso. 

Come dice Vasco … (1), aggiunge infine L., … la vita però è un brivido che vola via, è un equilibrio sopra la follia … la follia che riguarda tutti noi.

.

Beatrice Bertoli

.

approccio-malato-mentale-immagine

Note:

(1) Vasco è ovviamente Vasco Rossi e la citazione riguarda la canzone Sally in cui spicca il passaggio citato (lo riprenderemo prossimamente)


MENS SANA IN CORPORE SANO O …

Ho scritto qualcosa come testimonianza del corso fatto con Lidia. Passeggiando nel parco vicino a casa mi capita spesso di vedere gruppi di persone che fanno ginnastica per tenere in forma il loro fisico. E la nostra mente o meglio la nostra anima la teniamo in forma, l’alleniamo? La mia esperienza.

12661970_125687124481610_1403885456902577978_n

Ho partecipato con entusiasmo, e anche un po’ di timore, al percorso formativo proposto dal Punto d’Incontro San Giorgio denominato “L’avventura continua….a volte giocare ci insegna ad ascoltare”. I primi 5 incontri si sono svolti nella primavera del 2017 e, vista la richiesta dei partecipanti, sono proseguiti da Gennaio a Marzo del 2018 con ulteriori 5 incontri.

Sentivo entusiasmo perché ero arrivata qualche tempo prima ad approfondire il tema dell’Ascolto e me n’ero appassionata. Avevo capito che poteva essere una spinta a migliorare me stessa e a capire meglio gli altri.

Provavo un po’ di timore perché ero consapevole che avrei dovuto mettermi in gioco, non potevo essere solo spettatrice. Per avere dei risultati avrei sicuramente dovuto partecipare attivamente con tutti i miei compagni di corso.

Tutto si è sempre svolto senza la benché minima forzatura da parte della competente e attenta docente Lidia Lazzaretto, capace di metterci a nostro agio, anche quando qualcuno toccava temi più personali. All’inizio si era tutti più chiusi, ma poi il desiderio di migliorarci ha fatto mettere da parte i nostri timori e ci siamo lasciati andare. Abbiamo capito che nessuno giudicava nessuno, che tutti potevamo esprimerci senza riserva alcuna, se non quella che noi stessi ancora ci ponevamo. Ho cominciato ad aspettare con gioia il nostro appuntamento.

Tempo fa, in altra occasione, dissi a qualcuno che mi piace ascoltare i “respiri della mia anima” perché mi fanno sentire viva. Durante i nostri incontri ho ascoltato anche i “respiri” dei miei compagni e mi sono sentita meno sola. Abbiamo condiviso pensieri, ansie, dubbi, problemi e ci siamo sentiti liberi di farlo.

Giocando abbiamo imparato a riflettere in particolar modo su noi stessi, lo facciamo molto di rado e troppo in fretta, come d’altronde la nostra vita, sempre di corsa, ci porta a fare ormai ogni cosa. Ascoltandomi mi sono poi chiesta qual’era la mia personale crescita e, come diceva Seneca, posso dire che: “Ho cominciato ad essere amica di me stessa!”

Ora il corso è finito ma tutti assieme vogliamo continuare la strada iniziata e abbiamo perciò deciso di proseguire nel percorso incontrandoci una volta al mese per ascoltarci reciprocamente, per condividere le nostre emozioni e per continuare a crescere. È un’esperienza che consiglierei a tutti,  da intraprendere con entusiasmo e un po’ di coraggio, per conoscere noi stessi più in profondità e riuscire così ad affrontare meglio i piccoli o grandi problemi che la vita inevitabilmente ci mette davanti. Perchè sentirsi bene dentro fa vivere meglio fuori!

.

Annamaria Sudiero

Presentazione standard1

 


 

Fare Rete

Fare Rete

foto (3)

Nella nostra associazione esiste una valida iniziativa che è ben conosciuta e che è sorretta da diverse abilità e competenze che messe assieme costituiscono il “Punto d’Incontro San Giorgio”. Sono oggi 5 anni che questa iniziativa opera nel quartiere allargato. Oltre agli auguri e al sostegno ai tanti operatori volontari che agiscono spesso sotto traccia, vogliamo chiedere loro di aiutarci in due direzioni: riuscire nel fare rete nel quartiere e capire, anche raccogliendo nella nostra realtà informazioni utili e proposte, quali siano oggi i veri nuovi bisogni sociali del nostro quartiere”.

(Giorgio Santacaterina – Presidente San Giorgio Onlus – da intervista su newsletter Novità in Lettera n. 51 dicembre 2017)

Incoraggiamenti

1 – Dott. Mauro Ciccarese – Direttore dell’Unità Operativa Infanzia Adolescenza      Famiglia – Ulss 7 La Pedemontana

Ciao G., complimenti per l’attività svolta e monitorata. Centri così costituiti penso siano molto importanti per chi li fa, per chi li riceve, ma soprattutto per la comunità  che li attiva e li accoglie e da un senso di appartenenza.  A presto, Mauro”