Colpa?

Il presidente della nostra associazione,  Giorgio Santacaterina, cui fa capo la nostra attività di centri di ascolto, ci invia e condivide anche nel suo sito social, questa bellissima ed efficacissima lirica di A.M. Arreche. Volentieri la facciamo nostra.

Viviamo tempi in cui serve insistere sulle cose vere, autentiche, genuine.

Questa poesia aiuta molto.

foto (3)

“Mi dichiaro colpevole di fidarmi dell’altro
di sognare a voce alta
di cercare la poesia.
Mi dichiaro colpevole
di dire quello che sento
di scommettere sul sentire
di credere nel detto.
Mi dichiaro colpevole
di sentire che è possibile
piangere un’assenza
un incontro.
Mi dichiaro colpevole
di vivere un altro tempo
di fidarmi di un gesto
di insistere per la verità
Mi dichiaro colpevole
Si.
Mi dichiaro colpevole.
Non me ne pento”.

(Araceli Mariel Arreche)

.

jiu1oq4z5z-mi-dichiaro-colpevole-di-sognare-a-voce-alta-di-fidarmi-dell-altro-di-cercare-la_a


 

Il dono del sorriso

Il dono del sorriso
13924975_10210263084402884_1011753338837004962_n
“Cosa vogliono i giovani:
Quello che tu non pensi,
quello che tu non sogni,
quello che tu pensavi,
e quello che sognavi.
Non credono a quello che vedono,
credono a quello che sentono;
non riesci ad ingannarli.
Perché un sorriso è un sì,
ti seguo e ti comprendo.
Che difficile sorridere!
A quello che non siamo,
a quello che proviamo,
a quello che non sappiamo.
Un sorriso è una promessa di esserci“.
.
Beatrice Bertoli
.
sorriso
_

Siamo talenti, anime e cuori …

Talenti, anime e cuori

13924975_10210263084402884_1011753338837004962_n

 

Siamo in una società incapace di accogliere l’ errore. Il mondo ci vuole perfetti; pettinati, luminosi, vestiti bene, à la page, ordinati ed efficienti.

Tutto questo lo dobbiamo fare seguendo i trend del momento. Ma se la maggioranza non perseguisse  lo scopo? 

E’ facile attribuire l’ etichetta di “malato” a colui che non segue la maggioranza. Oggi è troppo facile. E chi si rifiuta di essere etichettato come tale? Sarà doppiamente emarginato dalla società. 

Ricordiamoci che siamo talenti, anime e cuori.

Siamo la nostra ombra e siamo luce.  

Siamo artefici del nostro destino e, ad illuminarci la strada, dobbiamo pensarci proprio noi”.

Beatrice Bertoli

.

fantasy-2861107_960_720


 

Lasciar andare non è …

Proponiamo oggi un contributo del creativo e web designer Sandro Flora, propostoci da Sabrina.15390756_1072332639559523_7904375499812929976_n

Sabrina Dalle Nogare, già tirocinante presso il nostro Punto d’Incontro San Giorgio, è counsellor filosofica. Qualche anno fa ha condotto alcuni incontri con il gruppo di volontari. Oggi partecipa attivamente alle attività del centro come counsellor  volontario. Ci propone questo bellissimo pezzo di Sandro Flora che è anche musicista.

Amare è lasciar andare la paura (di Sandro Flora)

Lasciar andare non significa smettere d’aver cura, ma comprendere che non si può agire al posto degli altri. Lasciar andare non è chiamarsi fuori, ma rendersi conto che non si possono controllare gli altri. Lasciar andare non è far sì che gli altri imparino dalle naturali conseguenze dei loro atti, ma permettere loro di farlo. Lasciar andare non è un’ammissione d’impotenza, ma comprensione che il risultato non dipende da noi. 

Lasciar andare non è biasimare gli altri o cercare di cambiarli, ma tirar fuori il meglio da se stessi. Lasciar andare non è giudicare, ma permettere agli altri di essere umani.

Lasciar andare non è mettersi in mezzo a dirigere tutto ma permettere agli altri di compiere i loro destini. Lasciar andare non è non essere protettivi, ma permettere agli altri di affrontare la realtà. Lasciar andare non è negare, ma accettare. Lasciar andare non è brontolare, rimproverare o discutere, ma vedere i propri difetti e correggerli. 

Lasciar andare non è conformare ogni cosa ai propri desideri, ma prendere ogni giorno come viene avendo cura di se stessi. Lasciar andare non è criticare o mettere a posto gli altri, ma cercar di diventare ciò che si aspira ad essere. Lasciar andare non è piangere sul passato, ma crescere e vivere per il futuro. 

Lasciar andare è aver meno paura e amare di più. 

«Amare è lasciar andare la paura».

mural-1347673_960_720


 

 

Non giudico …

Non giudico, ti  appoggio, ti aiuto se me lo chiedi
photo
“Non giudico le decisioni che prendi nella vita,
mi limito ad appoggiarti, a stimolarti e aiutarti se me lo chiedi.
Non posso tracciare limiti dentro i quali devi muoverti,
però posso offrirti lo spazio necessario per crescere.
Non posso evitare la tua sofferenza, quando qualche pena ti tocca il cuore,
però posso piangere con te e raccogliere i pezzi per rimetterlo a nuovo.
Non posso dirti né cosa sei né cosa devi essere,
solamente posso volerti come sei ed essere tuo amico.
In questo giorno pensavo a qualcuno che mi fosse amico,
in quel momento sei apparso tu…
Non sei né sopra né sotto né in mezzo,
non sei né in testa né alla fine della lista.
Non sei né il numero uno né il numero finale e tanto meno ho la pretesa di essere io il primo, il secondo o il terzo della tua lista.
Basta che tu mi voglia come amico.
Poi ho capito che siamo veramente amici.
Ho fatto quello che farebbe qualsiasi amico:
ho pregato e ho ringraziato Dio per te.
Grazie per essermi amico”.
.
Attribuita a Jorge Luis Borges, questa lirica è servita all’attore Insinna per commemorare la morte del suo amico Fabrizio Frizzi. A Borges, il grande scrittore argentino, sarebbe piaciuta l’attribuzione, soprattutto perché gli avrebbe consentito d’inventarsi un critico che l’avrebbe smontata e poi un altro critico che invece l’avrebbe difesa.
Gianluigi Coltri
.
.
E’ bellissima questa lirica, di chiunque sia la paternità. Come sempre Coltri sa cogliere l’essenza di testi e poesie e sa ben contestualizzarli.
A noi piace molto la proposta di questo testo perché ben evidenzia i valori del “non giudizio” e dell'”aiuto incondizionato”.
Certamente sono elementi chiave in tutte le relazioni, specialmente nel rapporto d’Amore, quale è la tanto utilizzata parola “Amicizia”.
DTA
.
friends-3320176__340
.

Altruismo e Giudizio

Perché preoccuparsi per gli altri?
13924975_10210263084402884_1011753338837004962_n
 “”Perché preoccuparsi per gli altri? I filantropi lo fanno, e noi?

Siamo troppo impegnati a “mascherare” noi stessi?

A mettere maschere su maschere per nascondere il fatto che siamo umani, quindi deboli?

A volte troppo deboli anche per preoccuparci degli altri.

Così deboli che ciò che ci risulta più facile è ciò che facciamo: giudicare.

Perché è difficile non giudicare?

Giudichiamo come metodo di difesa ma è giusto usarlo sempre?

Smettiamo le armi da cecchino e cambiamo mira.

Miriamo a ciò che conta: “Essere”, umani””.

.

Beatrice Bertoli

pexels-photo-612891

 

 


 

Le regole dell’Ascolto

Torniamo oggi sul tema a noi caro, il tema per eccellenza, ossia l’Ascolto, riprendendo il “Come ascoltare“. Lo facciamo grazie ad un contributo e ad una poesia proposti da Annamaria Sudiero (nel suo lavoro di ricerca ha trovato e approfondito le modalità dell’Ascolto grazie ai testi in psicologo-pagani.it/come-ascoltare del 6/6/2015, g.c.)

Come Ascoltare

12661970_125687124481610_1403885456902577978_n

“”Quando ti chiedo di ascoltarmi e tu cominci a darmi consigli, non hai fatto ciò che ti ho chiesto. Quando ti chiedo di ascoltarmi e tu inizi a dirmi perché non dovrei sentirmi in quel modo, stai calpestando i miei sentimenti. Quando ti chiedo di ascoltarmi e tu senti che devi fare qualcosa per risolvere il mio problema, tu mi hai ingannato per quanto strano possa sembrare. Quando tu fai qualcosa per me che io posso e ho bisogno di fare per me stessa,
tu contribuisci alla mia paura e alla mia debolezza.
E allora ti prego di ascoltarmi e di non fare altro che starmi a sentire.
E se vuoi parlare, aspetta un minuto che giunga il tuo turno e io ti ascolto“”.

                                                                                             –   Dr. Irene Whitehill –

.

Una poesia che in modo molto semplice illustra “le regole dell’ascolto”, di quello che dovremmo mettere in pratica ogni qual volta qualcuno viene da noi perché desidera avere un ascolto attento e sincero. Un tipo di ascolto che gli dovrebbe far dire: “Grazie, sto già meglio, mi ha fatto bene parlare con te”.

Possiamo riassumere così “le regole dell’Ascolto”:

  • Non diamo consigli quando non sono richiesti. Farlo durante l’ascolto significherebbe innanzitutto bloccare la conversazione senza avere ancora un quadro chiaro ed esauriente.
  • A nessuno si può dire come si deve sentire, il sentire è un fatto emotivo, di cuore non di testa. Non si può dire a qualcuno che non deve essere triste perché non serve esserlo, sarebbe come dire ad una persona che vive serenamente che può esserlo solo ne ha un valido motivo.
  • Quando una persona ci chiede di ascoltarla, bisogna ascoltare e basta. Cominciare a pensare a come si potrebbe aiutarla o a cosa si potrebbe dire per farla sentire meglio, significa che non la stiamo ascoltando con la dovuta attenzione. Se riusciamo ad essere empatici è naturale che in noi scorrano pensieri ed emozioni. Dobbiamo però lasciarli scorrere e riportare subito la nostra attenzione sull’ascolto.
  • E’ giusto cercare di offrire aiuto alle persone quando queste sono in difficoltà ma dobbiamo farlo solo quando ce n’è davvero bisogno e non quando le difficoltà possono essere superate dalla persona stessa, senza il nostro intervento. Il nostro aiuto deve limitarsi nel far vedere le cose sotto un’altra prospettiva, sotto un’altra luce, senza mai mettere giudizio o critica nel nostro dire.
  • A volte si ha bisogno di essere ascoltati, non perché si desidera avere un consiglio e neanche perché ci venga data la soluzione al nostro problema, ma solo per sentirsi compresi””.      

 

(dott. Diego Chiariello – psicologo e psicoterapeuta)

 

 

 

Generatività

Stelle

IMG_0548

Pittura, strascichi di colori, infinite sfumature,
Si esprimono chiuse insieme in un puntino di luce.
Attorno tanti uguali e mai uguali fuochi,
che a collegarli si fan disegni.
Seguono ogni vita che nasce loro sotto e l’accompagnano sempre.
Stelle, ruotando vi opponete alle ombre,
Spargete di nuova energia terreni seminati di pensieri,
sotto cieli irrigati di intuizione, creatrici di genialità,
generate, cadendo, la vita“.

Nicola Faccin

cielo-gen-2013_6

E le stelle non stanno a guardare si potrebbe dire, manipolando il titolo di una celebre opera di J. A. Cronin. Anzi generano, sono fonte di generatività.

Ma cos’é la generatività? Secondo E. Erickson “generatività” è la capacità propria della persona adulta di uscire da una concezione individualistica tesa a concentrare le energie mentali e le preoccupazioni su di sé, per potersi dedicare e prendere cura dell’altro. E generare non è azione solo biologica, ma sociale e simbolica. Non si limita a mettere
al mondo, ma implica anche il portare a maturazione, il prendersi cura nel tempo. Da questo arriviamo alla “generatività sociale” come nuovo paradigma del vivere insieme.

Secondo Chiara Giaccardi-Mauro Magatti, la generatività sociale implica la capacità di tenere insieme quattro movimenti, che non possono prescindere gli uni dagli altri: desiderare (una spinta vitale senza la quale nulla è possibile); mettere al mondo (far nascere, far rinascere, dare inizio a qualcosa che non c’era); prendersi cura (movimento senza il quale nulla può durare) e infine lasciar andare: per mettere veramente al mondo occorre tagliare ogni cordone ombelicale, e “autorizzare”, ovvero passare il testimone,
riconoscere che la realtà che si è messa al mondo o rigenerata può camminare con le sue gambe, anche su vie nuove”.

Ascoltare pesanti macigni

Pesanti macigni

12661970_125687124481610_1403885456902577978_n

“E’ difficile volare leggeri come farfalle, talvolta la vita diventa pesante

da portare sulle spalle.

Addosso alcuni sassi lei ci scaglia, il loro peso a terra ci attanaglia.

Nel nostro vivere quotidiano poi ancora ne aggiungiamo

e a toglierli da soli più non riusciamo.

Nel farti ascoltare non avere timore, abbiamo tutti qualche sasso nel cuore.

Prova a raccontare, a chi davvero sa ascoltare,

ciò che male ti fa stare.

Un po’ alla volta quel macigno si frantumerà

e di nuovo leggera la farfalla volerà”.

Annamaria Sudiero

im

Emozioni in Poesia

 

EMOZIONI

12661970_125687124481610_1403885456902577978_n

“Non sempre distinguerle noi sappiamo, 
ma quante emozioni nella nostra vita;
la loro varietà è infinita.
Siamo tristi o amareggiati,
sereni o appagati,
impauriti o agitati.
È forse minima la differenza,
ma riconoscerla può cambiare l’esistenza.
Non sono belle o brutte,
son solo nostre, dobbiamo amarle tutte.
E se a viverle appieno noi riusciamo,
possono darci una gioia infinita:
riscoprire la nostra vita”!

Annamaria Sudiero

FB_IMG_1509311273327