Amicizia-Empatia vs Covid-19

Beatrice Bertoli

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Piccolo gioco con due parole speciali: amicizia ed empatia.

Non ci può essere amicizia senza empatia.

Io sento quello che senti , perciò posso esserti amico. Non ti sono amico per quello che mi dai ma per quello che sei.

Solo questa circostanza valorizza il noto detto “Chi trova un amico trova un tesoro“: perché l’amicizia è un dono raro.

Capita spesso che chi ha questo tesoro non se ne accorga, anzi, che arrivi anche a trascurarlo.

Si trascura il fatto di essere importante per l’Altro.

Ed è sempre più diffusa la situazione in cui avere un amico ha più a che vedere, nella realtà, con l’uso utilitaristico dell’altro, che sconfina anche nel vanto personale, anziché nell’ esser grati del dono che si riceve nella reciproca relazione.

Godere di un’autentica amicizia significa, ed in questi tormentati tempi di sofferenza globale possiamo immaginare quanto ce ne sia bisogno, lasciare andare ogni tentazione “narcisistica”, capendo che da solo nessuno se la può cavare.

Ti rispetto e ti ammiro per il solo fatto che ci sei, sempre.

L’ amico non giudica, l’amico non ti dà ordini, non ti consiglia. L’Amico vero ti mostra una strada da seguire insieme. E se non ce la fai, lui si metterà a fare l’andatura, quella giusta per te.

Gli amici sono rari, e sono infatti parte del cuore“.

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Foto Pixabay – Amicizia

Il viaggio ti cambia

Sono spesso proprio gli spot pubblicitari, guarda caso provenienti dagli operatori di comunicazione o di viaggio, che ci insegnano, che ci emozionano, indicandoci la via d’uscita alle nostre attese. E’ il caso recentissimo dello spot SAS.

Basta ritrovarci nel viaggio, nel nostro viaggio, per poter anche noi entrare nel flusso.

E alla fine di ogni viaggio c’è un incontro …

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Da Redazione DimmiTiAscolto

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Scuola di emozioni

Alleati dell’errore o alleati della persona?

Il mese di settembre è partito all’insegna delle emozioni come elemento vitale della persona. Nel nostro blog, in queste ultime settimane, abbiamo utilizzato alcuni filmati che sono stati importanti esempi di come pesino le emozioni nella nostra vita quotidiana e come pesino nella storia di ognuno, fin da bambini.

Per esempio nei rapporti genitoriali, nella comunicazione, negli incontri e nelle relazioni.

Ci manca un sistema educativo che provveda a fornire fin dalla tenera età abilità in campo emozionale.

Ma non si vive senza emozioni. Nel contempo le emozioni vanno conosciute, capite, gestite. Quel che serve da sempre è una “scuola delle emozioni”.

Se certe cose valgono per i bambini, a maggior ragione valgono per coloro che bambini non sono più.

Ben ce lo spiega la neuroscienziata prof.sa Daniela Lucangeli, dell’Università di Padova. Tra le altre cose nel breve colloquio-intervista (Il Mattino di Padova – aprile 2018) la scienziata, ma anche il giornalista non è da meno, ci dà una fenomenale dimostrazione di esercizio d’empatia.

Buon ascolto!

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Gianni Faccin

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Occhi negli occhi

Festeggiamo questo Ferragosto del nostro blog con un testo scritto da un noto cantautore e che ben si attaglia al nostro pezzo uscito ieri: “Incontrare“.

Roberta Radich ha ben evidenziato come incontrare l’altro si abbeveri necessariamente di empatia, quel modo di essere che prevede appunto “occhi negli occhi“.

Ecco parte del brano di Riccardo Cocciante.

Cercare gli occhi con gli occhi e dentro gli occhi cercare … Con l’occhio nudo di chi non ha prudenza di sé e dice tutto com’è, la sofferenza e la gioia e la distanza si fa immensa intimità. Li vedi gli occhi con gli occhi negli occhi ma…

Ma poi non bastano gli occhi e non ti basta il pensiero e vuoi la voce all’orecchio e vuoi toccare con mano e vuoi vedere che vedi ad occhi chiusi tu …

Li vedi gli occhi con gli occhi negli occhi ma…

Cercare gli occhi con gli occhi e dentro gli occhi cercare …

che con lo sguardo lo fai tra gli occhi e gli occhi suoi

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Incontrare

In-con-tra-re, dal latino tardo incontrare, derivato dell’avverbio incontra.

(A cura di Gianni Faccin)

E’ interessante ritornare su questo verbo all’apparenza non importante, anzi banale e che invece muove tutta una serie di valori. Si dice in “unaparolaalgiorno.it“, che osservare parole come questa permette di recuperare quello spirito di quando da bambino smonti un cuscinetto a sfera per capire come funziona. Sappiamo che cosa vuol dire questo verbo con una certa precisione, dopotutto lo usiamo ogni giorno. Ma trovarci la meraviglia non è difficile.

Incontrare. Siamo davanti a due enti, due forze, di cui almeno una si muove verso l’altra (etimologicamente, ‘contro’), e che comunque l’una verso l’altra sono rivolte. Il bello è che non cozzano. Convergono in un luogo comune, si soffermano. Perciò quello che potrebbe parere un moto schiettamente aggressivo non lo diventa per forza, anzi. Perfino i pugili che si incontrano sul ring (e che in effetti se le danno sode) lo fanno in un contesto di sportività, quasi di cavalleria. Figuriamoci se poi ci allontaniamo da situazioni del genere: l’incontrare e l’incontrarsi esprimono nella maniera più trasparente il loro senso di confronto, di contatto, per quanto spesso accidentale, non programmato – abbracciando sfumature che vanno da quell’affrontare fino all’imbattersi. Pensiamo a quando incontriamo lo sguardo della persona che ci fa venire la testa leggera; pensiamo a quando ci incontriamo in spiaggia più o meno sempre alla stessa ora; pensiamo al piatto che incontra davvero il nostro gusto.

Fin qui l’incontro viene generalizzato. Ma incontrare le Persone non è circostanza del tutto speciale?

Ci sono di mezzo sia razionalità che emotività.

Dice O. M. Aivanhov images (1): “Quando due persone si incontrano, il primo giudizio che esprimono l’una riguardo all’altra è generalmente dettato da un moto istintivo di attrazione o di repulsione… Si può anche dire di simpatia o di antipatia, ma comunque non è il ragionamento ad arrivare per primo. E dato che si trovano simpatiche, subito, senza riflettere a fondo, intrecciano dei legami. Il ragionamento viene dopo, quando constatano di essersi sbagliate; a quel punto, però, è un po’ tardi, e quante difficoltà incontrano per superare le loro delusioni!
La stessa cosa avviene per l’antipatia. Fin dal primo istante una persona non vi piace, e la evitate. Poi un giorno, per caso, scoprite che essa possedeva grandi qualità; voi, però, non avete saputo riconoscerle in tempo, e avete perso una relazione che avrebbe potuto darvi molto. Allora, è meglio non fidarsi troppo dei propri sentimenti di simpatia o antipatia. Fin dall’inizio, l’osservazione e il ragionamento devono intervenire per dire la loro.

E l’Empatia? E’ fondamentale?

Dice R. Radich,  robertaradich traendo spunto dalle svariate esperienze formative condotte e vissute: “La forza dell’incontro e dell’empatia. La chiave per contrastare la sistematica costruzione dell’odio risiede nel creare le condizioni migliori per far incontrare, non le idee costruite per separare, ma le persone. Occhi negli occhi, mani nelle mani, storie che si intrecciano. Visto molte e molte volte“.

Ne possiamo trarre che l’incontrare vero e autentico è fatto di concreta convergenza tra due persone che cerchino di emarginare pregiudizio e giudizio – offrendo spazio equilibrato ad antipatia o simpatia, lasciando che osservazione e ragionamento dicano la loro, ma senza concludere. L’accoglienza empatica diventa invece indispensabile in modo che – vi sia un rispettoso intreccio di esistenze ed esperienze, e vi sia così trasformazione nelle persone.

Occhi negli occhi, appunto.

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Fonti: citate nel testo


 

 

 

 

Il dono del sorriso

Il dono del sorriso
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“Cosa vogliono i giovani:
Quello che tu non pensi,
quello che tu non sogni,
quello che tu pensavi,
e quello che sognavi.
Non credono a quello che vedono,
credono a quello che sentono;
non riesci ad ingannarli.
Perché un sorriso è un sì,
ti seguo e ti comprendo.
Che difficile sorridere!
A quello che non siamo,
a quello che proviamo,
a quello che non sappiamo.
Un sorriso è una promessa di esserci“.
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Beatrice Bertoli
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L’empatia non è simpatia

La più alta espressione dell’empatia è nell’accettare e non giudicare.                                                                                                                 – Carl Rogers –

L’empatia non è simpatia

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Abbiamo sicuramente sentito parlare di empatia e ci sarà stato anche spiegato che avere empatia significa  “avere la capacità di mettersi nei panni degli altri”.

Ma, nella maggior parte dei casi, il nostro metterci nei panni degli altri significa solo identificarci nella persona che abbiamo davanti, cioè simpatizzare con lei.

Qual è allora la differenza tra simpatia ed empatia? 

Simpatia deriva dal greco sym-patheia cioè “patire insieme”. 

Simpatia è la capacità di provare gli stessi sentimenti, le stesse emozioni dell’altro. Potremmo dire che significa essere in armonia e condividere gli stessi valori della persona che abbiamo di fronte. Simpatizziamo con gli amici e i conoscenti con cui abbiamo qualcosa in comune nella vita, per questo ci risulta facile “metterci al loro posto”. Riusciamo cioè a condividerne le emozioni perché la pensiamo allo stesso modo o abbiamo avuto le stesse esperienze, positive o negative che siano.

Empatia deriva dal greco en-pathos cioè “dentro il sentimento”. 

Empatia è la capacità di comprendere i sentimenti, le emozioni dell’altro. Sono empatico se capisco, comprendo ciò che prova la persona che ho di fronte anche se non condivido il suo pensiero o atteggiamento. Potremmo definire l’empatia come la capacità di mostrare ed esprimere rispetto verso i sentimenti dell’altra persona senza giudicarli. La nostra posizione personale non ha importanza, infatti potrebbe essere totalmente opposta a quella di chi abbiamo di fronte: risulterà quindi più difficile “metterci nei panni” di qualcuno con cui non abbiamo niente in comune.

E cosa significa allora rispettare?

Rispettare significa accettare che tutti abbiamo il diritto di decidere come vivere, pensare, agire e sentire senza essere giudicati per questo. Rispettiamo gli altri quando capiamo la loro posizione, la loro scala di valori e, malgrado le nostre possano essere molto diverse, non pretendiamo di cambiarle. Ascoltare e capire gli altri e il loro punto di vista significa quindi rispettarli e provare empatia.

Simpatizzare è condividere valori, passioni e affetti. 

Empatizzare è mostrare rispetto di fronte alle diversità, senza giudicare.

 

Annamaria Sudiero

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Se sei in conflitto con un’altra persona,

la prima cosa che dovresti fare è cercare di capirla a fondo.

Guardare in profondità ti farà vedere la sua sofferenza

e allora non avrai più voglia di farle del male,

di punirla o di farla soffrire, ma accetterai così com’è e cercherai di aiutarla.

E’ così che la comprensione contribuisce a rendere possibile l’amore.

A sua volta l’amore aiuta la comprensione ad approfondirsi:

quando provi simpatia o affetto per qualcuno,

sei in una posizione per capirlo o capirla.

Se invece non hai alcuna empatia per quella persona,

se non l’accetti, non avrai alcuna possibilità di capirla.

 

                           (Thich Nhat Hanh)

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We can get through this together