La comunicazione autentica sta nell’Incontro

Sono spesso proprio gli spot pubblicitari, guarda caso provenienti dagli operatori di comunicazione, che ci insegnano.

Non solo, ci provocano e ci muovono dentro quanto di più importante possiamo avere come la nostra sensibilità.

Questo avviene grazie alle emozioni.

E’ tramite le emozioni che ci accorgiamo quanto sia importante, desiderabile e bello dare spazio a momenti di vita così veri, profondi e, nel contempo, semplici, come l’incontrare gli altri.

Il filmato che proponiamo che si intitola “Papà”, è stato curato da Giuseppe Capotondi per Wind ed è del 2014. L’operatore telefonico ha accompagnato l’uscita del video con il seguente commento:

La tecnologia ci ha avvicinato. Comunicare è sempre più semplice e sempre più veloce. Ma ci sono occasioni in cui gli uomini e le donne hanno e avranno sempre bisogno di incontrarsi e comunicare così, uno di fronte all’altro“.

Bene, con quasi un milione di visualizzazioni possiamo dire che questo messaggio, per quanto attivo sul fronte della pubblicità commerciale, dovrebbe essere fruibile ad un maggior numero di persone, perché tocca i delicati ed importantissimi livelli relazionali tra padre e figlio, abbracciando passato e futuro. Infatti “senza radici non si vola”.

Ogni papà è stato figlio e ogni figlio può essere padre.

Gianni Faccin

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Comprensione autentica

Il Potere della Comprensione

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“”Ascoltando le persone con attenzione, ci si accorge di quante situazioni possano generare sofferenza, la maggior parte delle quali hanno a che vedere con problematiche relazionali.
Ma, alla base di questo, troviamo quasi sempre lo stesso nucleo emotivo, ovvero la sensazione di non essere compresi nei nostri bisogni, nei nostri pensieri e, soprattutto, nel nostro dolore. Il senso di essere incompresi genera rabbia e aggressività, oppure depressione, chiusura e ritiro: reazioni diverse, ma mosse dalla medesima sofferenza.
Questo è il motivo per cui l’ascolto e la comprensione hanno un potere così grande, in grado di lenire ferite, sciogliere conflitti e riportare pace. Ascoltare non è difficile, ma necessita della disponibilità ad accogliere l’esperienza dell’altro, cosa che, a tutti gli effetti, può essere considerata un atto d’amore: forse proprio per questo motivo, la comprensione è così potente””.

(Dott. Danilo Toneguzzi – Comunicazione Affettiva g.c.)

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Comunicazione affettiva e Ascolto

Come ben spiegato in comunicazioneaffettiva.com le recenti “acquisizioni scientifiche sostengono che la sintonia e il senso di connessione stanno alla base di una vita piena e soddisfacente. E’ quindi fondamentale, per il benessere e la felicità, avere buone relazioni con gli altri e con se stessi. Il problema è che nel corso della nostra vita, soprattutto nel periodo iniziale dell’infanzia, sperimentiamo delusioni, conflitti, ferite e molte altre forme di difficoltà nelle relazioni significative. La sofferenza così accumulata genera il senso di separazione e la sfiducia nei rapporti affettivi”. E’ fondamentale per iniziare focalizzarsi sul tema dell’Ascolto di se stessi e dell’altro. Non è difficile, secondo il dott. Danilo Toneguzzi, psichiatra e psicoterapeuta.

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“Come creare in senso di connessione?
Non è molto complicato: dobbiamo smettere di parlare e porre la nostra attenzione sull’altro, con la disponibilità a comprendere un punto di vista diverso dal nostro.
L’ascolto è la modalità fondamentale per entrare in contatto con il nostro interlocutore ed entrare, così, in sintonia.
L’ascolto è la base della comunicazione affettiva e, in senso generale, di ogni comunicazione efficace”.

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“E’ con le porte aperte che ci si aiuta …”

E’ il momento in cui tutti ci si augura buon anno nuovo. Noi di DimmiTiAscolto lo facciamo proponendo un breve filmato d’eccezione, un filmato di 9 minuti circa che ricomprende tutta una vita e l’infinito. Con questo formuliamo a tutti e a noi stessi l’augurio tra i più belli: “E’ con le porte aperte che ci si aiuta …“.

Ezio Bosso è un pianista, compositore e direttore d’orchestra italiano.

Ecco alcune sue frasi:

“Se uno ha bisogno è con le porte aperte che ci si aiuta, non con le porte chiuse”.

“La musica non arriva a caso. Quando riguardo la mia vita penso che più che scegliere la musica è la musica che mi ha scelto perché ne avevo più bisogno degli altri”.

“La malattia alla fine mi ha permesso di scoprire altre cose. Il cambiamento del mio corpo mi ha insegnato a non aver più paura”.

“Io sono fortunato. Quando apro gli occhi sono fortunato. Come fai a non sentirti fortunato quando incontri un sorriso”?

“L’ultima nota. Non esiste l’ultima nota perché l’ultima nota che suona uno strumento è la nota che inizia l’altro”!

“La fragilità. Negli anni ho rivisto questo concetto, oggi non ho paura della fragilità. Mi fa paura chi non vuole rivelare la sua fragilità”.

“La vita è fatta di gesti, incontrarsi è un gesto enorme perché è anche dare fiducia”.

“Quando mi hanno chiesto quale fosse il mio progetto ho risposto: il mio progetto sta in quello che lascerò”.

 

 Da “La porta aperta” puntata del 10/12/2017 de I dieci comandamenti (intervista di Domenico Iannacone – Raiplay)

 

Comunicazione nelle relazioni affettive

Che cos’è la comunicazione affettiva?

Ne ricaviamo degli spunti molto interessanti dal video del Dott. Danilo Toneguzzi,  medico chirurgo, specialista in psichiatra, psicoterapeuta. Ha a suo carico numerose formazioni, tra le quali la psicoterapia della Gestalt, la psicologia degli Enneatipi secondo il modello di Claudio Naranjo, il modello sistemico delle sostellazioni familiari, la psicologia del trauma, le leggi biologiche di Hamer. Presidente di AICo e FederCounselling, è direttore scientifico Scuola di counselling dell’Istituto Gestalt Pordenone e formatore senior Aico (Associazione Italiana di Counselling)

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Ascolto nel Vangelo

Nei Vangeli molto spesso si richiamano i valori dell’Ascolto e della Comunicazione, con riferimento a eventi precisi e riportando metafore e narrazioni simboliche o destinate all’interpretazione. E’ interessante la riflessione di qualche giorno di fratel Guido (Comunità di Bose), collegata al brano di Vangelo del 23 dicembre, che anticipa la Natività (Lc  1,57-66).

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Dal Silenzio all’Ascolto e al Discernimento

Jpegfoto gianni.f  (Duomo Ravenna 2017)

“”Mentre ci accingiamo a celebrare la nascita di Gesù, l’uomo che solo Dio poteva darci, oggi facciamo memoria della nascita del “più grande fra i nati di donna” (Mt 11,11), Giovanni il Battista. “Che sarà mai questo bambino?”, un bambino al cui concepimento è stata tolta la vergogna della madre e alla cui nascita è stata esaltata la misericordia di Dio. Vergogna della sterilità, cioè del non poter dare spazio all’altro, del non poter dare all’amore il compimento di una vita nuova. E misericordia della fecondità, cioè del creare spazi per l’altro, del generare un altro da sé come compimento dell’accoglienza di un’alterità.

Un bambino alla cui circoncisione – iscrizione nella carne di un’alleanza eterna – avviene il miracolo di una ritrovata comunicazione, di un dialogo rinato tra il fedele servitore del tempio e la profezia. Zaccaria era rimasto muto e – così almeno ci lascia intuire l’episodio odierno – anche sordo per tutti i nove mesi della crescita di Giovanni nel grembo di Elisabetta. Impossibile comunicare con lui se non a gesti, impossibile per Giovanni, tessuto nel seno di sua madre, ascoltare la voce del padre, percepirne l’alterità.

Ma forse è proprio questo innaturale silenzio, questo inceppamento della comunicazione verbale ad affinare in Giovanni, fin dal seno di sua madre, una rara capacità di ascolto e, quindi, di discernimento. È l’assenza di parole paterne, il rarefarsi di voci familiari che rende il nascituro capace di riconoscere nel saluto di Maria a Elisabetta la voce dello Sposo, la fonte dell’esultanza per chi dello Sposo è amico. Discernimento affinato poi negli ultimi tre mesi vissuti nel clima della Visitazione, di quell’esperienza unica che mostra come il farsi prossimo dell’altro nel servizio gratuito favorisce l’incontro del mistero che ciascuno porta in sé, il riconoscimento reciproco dell’innata potenzialità di apertura all’altro che ciascuno possiede.

Il discernimento, infatti – la capacità cioè di cogliere i percorsi di Dio nel cuore umano e nelle vicende della storia – dipende essenzialmente dal saper fare silenzio attorno a sé per affinare l’ascolto, per inclinare l’orecchio al minimo sussurro dello Spirito, per prestare attenzione al mistero che l’altro porta in sé e che già dialoga con quanto ciascuno cela nel proprio intimo. E, come il discernimento, anche la profezia dipende dalla capacità di ascolto: nessun profeta parla da se stesso, bensì annuncia ciò che a sua volta ha udito nella docilità al Dio totalmente altro che si rivela a chi lo voglia ascoltare, all’Altro che ha voce forte come tuono ma che può essere capito solo se prima e al di là del tuono si presta l’orecchio al silenzio trattenuto di una brezza leggera.

Lasciamoci anche noi avvolgere da questo silenzio che ascolta e discerne: come Maria e Giuseppe, come i pastori, come i poveri e i semplici di ogni tempo sapremo cogliere nel cuore della notte la voce che annuncia la gloria di Dio e la pace sulla terra, la buona notizia dell’amore misericordioso del Padre di ogni consolazione””.

fratel Guido – Comunità di Bose


 

Saper ascoltare, saper comunicare

Dal sito web psicocitta.it/crescita-personale/comunicazione.php#el

“”Comunicazione deriva dal verbo latino “communicare” che significa: mettere in comune, fare partecipe, ma anche costruire. Quando si comunica, infatti, si condivide qualcosa, si rende partecipe qualcuno di una informazione, un’idea, un’emozione o una sensazione (ad es. la paura). C’è uno scambio di contenuto e una relazione che si costruisce fra le persone coinvolte.
Questo scambio avviene all’interno di un contesto – la relazione – in cui le persone trasmettono qualcosa (conoscenze, affetto ecc.) e mandano messaggi attraverso l’uso di un codice, nel nostro caso la lingua italiana.

La comunicazione, però, non si riduce allo scambio di un contenuto verbale espresso in una lingua e all’interno di una relazione, ma è un fenomeno molto più complesso, ricco di una serie di altre informazioni. La comunicazione infatti è il veicolo attraverso cui una relazione si manifesta e attraverso cui manifestiamo “noi stessi”. Possiamo comunicare con il corpo oppure con il linguaggio, tramite la voce o la parola scritta… fatto sta che in ogni momento attraverso il “come lo facciamo” stiamo comunicando le nostre intenzioni, il nostro modo di essere, e gli altri lo stanno comunicando a noi.

La comunicazione non verbale entra in gioco anche durante l’ascolto, in quanto per comunicare bene è necessario saper ascoltare. Può sembrare banale ma non lo è, in quanto l’ascolto è una componente importante della comunicazione, indispensabile per essa affinché si instauri e si mantenga.
L’ascoltatore non ha un ruolo passivo, perché deve comprendere – cosa a volte non semplice – quello che il suo interlocutore sta dicendo e a quale scopo, elaborare il messaggio per poter rispondere o compiere un’azione, cercare di non dare giudizi sul messaggio ricevuto.
In questo processo di “comunicazione attiva”, il “ricevente” non si concentra solo sul messaggio verbale, bensì può “leggere” altri significati sul volto, gli occhi, il comportamento del suo interlocutore e le sue sensazioni. Allo stesso modo durante l’ascolto dovrà fare attenzione a quello che lui stesso sta comunicando a sua volta con il corpo, con gli occhi, con l’atteggiamento.

Imparare a comunicare è importante per essere compresi dagli altri, e aiuta noi a capire loro. Se ci rendiamo conto dell’importanza – in senso negativo – che possono avere le incomprensioni, possiamo facilmente capire quanto può essere utile migliorare la nostra capacità di comunicare””.

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