E quando gli altri siamo noi?

“Come nel mare non sconvolto dalla tempesta la superficie dell’acqua si presenta priva di increspature, così nella società non turbata dalla ricerca di ingiusti privilegi gli uomini sono tutti uguali e in pace gli uni con gli altri.”                                                                                                                                                               

                                                                                              (Proverbio cinese)



E quando gli altri siamo noi?

di Annamaria Sudiero

Già, quando gli altri siamo noi? Intendo dire nel senso negativo del termine, cioè quando siamo noi stessi ad essere considerati “nemici”.

Come ci sentiamo? Rabbia e frustrazione saranno i sentimenti che ci prendono, che ci fanno star male, che ci opprimono. Fino a ieri stavamo bene, poi qualcuno ci ha privati di qualcosa, di un privilegio forse? Perché magari non ci eravamo resi conto di essere privilegiati e per esserlo non servono poi grandi cose. Qualche esempio?

In una società patriarcale come la nostra essere uomo è sicuramente un privilegio: quante poche donne ci sono nelle alte cariche, e quanto faticano ad arrivarci! È possibile per una donna passeggiare da sola la sera in una grande città? Un uomo non avrebbe problemi – non mi sto riferendo ovviamente a quella che potrebbe essere un’aggressione per furto ma a quella sessuale.

Una persona di colore ha le stesse potenzialità e dovrebbe avere gli stessi diritti di una persona bianca, ma nella nostra società non ha certo le stesse possibilità di poterle sviluppare! Quanti neri, arabi, asiatici vedete fare i medici, gli avvocati, i commercialisti…? E quei pochi, a quanti privilegi, o chiamiamoli pure vantaggi, di altre persone hanno dovuto soccombere prima di arrivare? E pensare che essere nero ma non africano può già essere un vantaggio. Ho ascoltato la testimonianza di una ragazza nera italiana – sì, perché dobbiamo anche imparare che gli italiani non sono più solo persone bianche – che quando si trova in autobus parla in inglese con chi incontra, perché se scambiata per una turista corre meno pericoli che essere scambiata per una nera africana!

Per non parlare poi della comunità LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali) quante lotte devono fare per poter vivere senza essere additati, evitati, sbeffeggiati se non pestati ed ammazzati!

E poi c’è la religione. Ognuno pensa che la propria sia “migliore”. Puoi essere cattolico, mussulmano, ebreo, buddista oppure ateo, agnostico… ma sono comunque gli altri che stanno sbagliando. Quando proprio la religione, qualsiasi religione, dice che siamo tutti fratelli, ma forse non abbiamo ancora compreso cosa significhi.

Possiamo dunque capire che, nella nostra bellissima Italia, se già è un privilegio essere uomo, come può vivere una donna di colore, magari un po’ “in carne” – perché anche la taglia che porti diventa un vantaggio – mussulmana, lesbica? Quanti ostacoli in più deve affrontare anche solo di fronte ad una donna bianca, filiforme, cattolica, eterosessuale che nella nostra società è considerata, come dire, la “normalità”? Perché sicuramente, per esempio davanti ad un contratto d’affitto o di lavoro, quasi sempre sarà privilegiata la persona bianca anche se entrambe sono nate qui, hanno fatto gli stessi studi, magari insieme e magari la persona di colore è anche più preparata, ma è di colore, chi la vuole? Meglio di no, meglio la bianca, è più “normale”!  

Sono del parere che chiunque debba avere la possibilità di esprimere il proprio “essere persona”. Direi che è importante riconoscere il proprio privilegio e utilizzarlo affinché i benefici di cui godiamo vengano estesi anche alle altre persone. Avere un privilegio non significa essere migliori degli altri. Purtroppo, nella nostra società esistono ancora il patriarcato, il sessismo, il classismo, il razzismo, l’islamofobia, l’omofobia, e sono tutte cose che si aggiungono all’identità di una persona, a come questa viene recepita. Di conseguenza potrà subire delle discriminazioni e dovrà arrendersi davanti ai privilegi degli altri.

Anziché negare questa realtà, utilizziamola per cambiare le cose che non vanno bene. In questo modo forse i privilegi avranno fine e saremo veramente uguali, allora sì potremo parlare di giusta meritocrazia e potrà esistere con l’Altro una sana competizione.

Non sono solita dare consigli ma questa volta mi sento di farlo. Se avete Spotify, si può comunque scaricare gratis la versione base, seguite il podcast “Palinsesto femminista”. È qui che ho trovato lo spunto per scrivere questo articolo. Troverete l’audio integrale di 14 interviste di un’ora circa, andate in onda live su Istagram dal 30 Marzo al 12 Aprile, sul profilo di Irene Facheris (@cimdrp), laureata in psicologia e presidente dell’associazione Bossy, con cui si occupa di stereotipi di genere, sessismo, femminismo e parità in senso lato.

Non perché dobbiate diventare femministe/i ma perché secondo me potreste capire meglio come si sentono le persone a cui vengono negati dei diritti per favorire i privilegi, magari inconsapevoli, di altre persone. Credo si possa comprendere e imparare molto.

Nel caso lo facciate vi auguro Buon Ascolto.

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A.S.

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Lasciar andare non è …

Proponiamo oggi un contributo del creativo e web designer Sandro Flora, propostoci da Sabrina.15390756_1072332639559523_7904375499812929976_n

Sabrina Dalle Nogare, già tirocinante presso il nostro Punto d’Incontro San Giorgio, è counsellor filosofica. Qualche anno fa ha condotto alcuni incontri con il gruppo di volontari. Oggi partecipa attivamente alle attività del centro come counsellor  volontario. Ci propone questo bellissimo pezzo di Sandro Flora che è anche musicista.

Amare è lasciar andare la paura (di Sandro Flora)

Lasciar andare non significa smettere d’aver cura, ma comprendere che non si può agire al posto degli altri. Lasciar andare non è chiamarsi fuori, ma rendersi conto che non si possono controllare gli altri. Lasciar andare non è far sì che gli altri imparino dalle naturali conseguenze dei loro atti, ma permettere loro di farlo. Lasciar andare non è un’ammissione d’impotenza, ma comprensione che il risultato non dipende da noi. 

Lasciar andare non è biasimare gli altri o cercare di cambiarli, ma tirar fuori il meglio da se stessi. Lasciar andare non è giudicare, ma permettere agli altri di essere umani.

Lasciar andare non è mettersi in mezzo a dirigere tutto ma permettere agli altri di compiere i loro destini. Lasciar andare non è non essere protettivi, ma permettere agli altri di affrontare la realtà. Lasciar andare non è negare, ma accettare. Lasciar andare non è brontolare, rimproverare o discutere, ma vedere i propri difetti e correggerli. 

Lasciar andare non è conformare ogni cosa ai propri desideri, ma prendere ogni giorno come viene avendo cura di se stessi. Lasciar andare non è criticare o mettere a posto gli altri, ma cercar di diventare ciò che si aspira ad essere. Lasciar andare non è piangere sul passato, ma crescere e vivere per il futuro. 

Lasciar andare è aver meno paura e amare di più. 

«Amare è lasciar andare la paura».

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Non giudico …

Non giudico, ti  appoggio, ti aiuto se me lo chiedi
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“Non giudico le decisioni che prendi nella vita,
mi limito ad appoggiarti, a stimolarti e aiutarti se me lo chiedi.
Non posso tracciare limiti dentro i quali devi muoverti,
però posso offrirti lo spazio necessario per crescere.
Non posso evitare la tua sofferenza, quando qualche pena ti tocca il cuore,
però posso piangere con te e raccogliere i pezzi per rimetterlo a nuovo.
Non posso dirti né cosa sei né cosa devi essere,
solamente posso volerti come sei ed essere tuo amico.
In questo giorno pensavo a qualcuno che mi fosse amico,
in quel momento sei apparso tu…
Non sei né sopra né sotto né in mezzo,
non sei né in testa né alla fine della lista.
Non sei né il numero uno né il numero finale e tanto meno ho la pretesa di essere io il primo, il secondo o il terzo della tua lista.
Basta che tu mi voglia come amico.
Poi ho capito che siamo veramente amici.
Ho fatto quello che farebbe qualsiasi amico:
ho pregato e ho ringraziato Dio per te.
Grazie per essermi amico”.
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Attribuita a Jorge Luis Borges, questa lirica è servita all’attore Insinna per commemorare la morte del suo amico Fabrizio Frizzi. A Borges, il grande scrittore argentino, sarebbe piaciuta l’attribuzione, soprattutto perché gli avrebbe consentito d’inventarsi un critico che l’avrebbe smontata e poi un altro critico che invece l’avrebbe difesa.
Gianluigi Coltri
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E’ bellissima questa lirica, di chiunque sia la paternità. Come sempre Coltri sa cogliere l’essenza di testi e poesie e sa ben contestualizzarli.
A noi piace molto la proposta di questo testo perché ben evidenzia i valori del “non giudizio” e dell'”aiuto incondizionato”.
Certamente sono elementi chiave in tutte le relazioni, specialmente nel rapporto d’Amore, quale è la tanto utilizzata parola “Amicizia”.
DTA
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Senza giudizio

La mancanza di giudizio è indispensabile per un ascolto autentico e – infine – per una relazione vera.

Quando qualcuno ti ascolta davvero senza giudicarti, senza cercare di prendere la responsabilità per te, senza cercare di plasmarti, ti senti tremendamente bene“.

Ecco una delle nuove locandine esposte a centro civico d’ascolto di Poleo (Schio – Vi).

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