“Centro arcobaleno”

di Francesca Scolaro Drago

Pace e Amore

Nell’incontro con Maria Luigia abbiamo ricevuto in dono uno dei suoi dipinti.

E’ una produzione personalissima che la nostra Amica ha voluto dedicare al nostro gruppo di volontari sociali.

La dedica è ben leggibile ad uno sguardo attento, internamente al disegno. L’ispirazione richiama il significato dei “mandala”, ma questa è un’opera del tutto originale e speciale.

Maria Luigia aveva tanti dipinti con sé e voleva farmeli vedere. Fin da subito mi ha raccontato la sua storia. Mi ha spiegato come nasceva il disegno e come erano le sue giornate e tra un discorso e l’altro mi parlava di sé.

Tutte le sue opere partono da un centro colorato con tinte forti, “un centro arcobaleno” come dice lei. I suoi colori sono sfumature di verde, di blu, e di tanti colori chiari e caldi.

 

Foto Scolaro - Disegno di Maria Luigia Grotto

 

 


Il disegno non mi ha detto molto nell’immediato, non vedevo ciò che vedeva lei. Soprattutto non sentivo quello che sentiva lei.

Poi, a casa, con calma, mi sono messa davanti al disegno e – sola nella mia stanza – l’ho guardato, ascoltato, sentito.

Posso dire che il disegno prende molti significati e mi emoziona.

Non voglio raccontare la storia di Maria Luigia, ma voglio condividere con voi la forza che ho visto in lei, anche se non sono sicura che ne sia pienamente consapevole.

È una donna in cammino dentro sé stessa.

Mentre mi raccontava le sue vicende di vita, quello che sembrava ricerca di pace, nel suo disegno, ora che lo guardo mi sollecita qualcosa che mi richiama l’Amore.

Amore.
Amore che c’è dentro di lei …


Speranza, Accettazione … Condivisione

di Ivonne Gecchelin


Durante i tre mesi di isolamento ho potuto condividere con due amiche, tutte siamo provate ed accomunate da esperienze familiari di malattia, gli stati d’animo della Speranza e dell’Accettazione.

In questi giorni ho riflettuto sugli incontri del nostro gruppo e ho avuto la sensazione di un ‘attesa, come se ci fossimo preparati al momento in cui ci sarà bisogno di noi.

L’isolamento forzato è diventato una ferita dolorosa per molte persone, ma anche un’opportunità di meditazione e di pace e riflessione su se stessi.

Abbiamo curato le nostre ferite per essere pronti a curare le ferite altrui ed essere pronti se ci viene chiesto di aiutare qualcuno.

Abbiamo lavorato non solo per curare le nostre ferite e quelle altrui, ma per fare delle nostre ferite una fonte di aiuto per gli altri.

Quello che voglio dire non è compartecipare al dolore altrui in modo superficiale, bensì capirlo meglio e avere cura e compassione dell’Altro, quasi una testimonianza, un dono generoso di sé.

È come se noi accogliessimo dei viaggiatori in cerca di acqua fresca, di un cenno di incoraggiamento alla propria ricerca di sé.

Ma i problemi sono i miei o i suoi?

Ecco che, per poter prestare attenzione all’Altro, io devo avere la condizione della pace interiore e riuscire a creare uno spazio libero da ogni peso e da ogni timore, per poter veramente accogliere l’Altro.

Quando non abbiamo più paura di entrare nel nostro nucleo, facciamo nostra l’esperienza del dare perché sperimentiamo che la nostra vita è un dono e ci sentiamo amati dal Creatore, Colui che ha un cuore molto più grande del nostro, e siamo liberi di far entrare gli altri in quello spazio creato per loro con le loro diversità.

Anche la speranza diventa così condivisione.

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Ospitiamo oggi un contributo nato dalle riflessioni di Ivonne in seguito alla situazione di isolamento dovuto alle restrizioni anti Covid-19. Ivonne Gecchelin, da anni impegnata in campo sociale, è componente del nostro gruppo di operatori volontari nell’ambito del “progetto DIMMItiASCOLTO”.

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Grazie Ivonne.


Immagini Pixabay: purezza.

La Via del Counseling

di Silvia De Luca (*)


Spesso si pensa che la vita sia una  ricerca di significati che, messi nella giusta posizione, grazie alla pratica dell’esistenza, siano in grado, quasi magicamente, di regalarcene il senso.

Si potrebbe invece, creativamente, decidere di superare questa “visione” scegliendo coraggiosamente di mettersi alla ricerca delle forme che altro non sono se non le “Armonie dei substrati”, quelle atmosfere in cui si espande la voce, il respiro, il battito del cuore.

Cercare le forme può voler dire cercare il proprio spazio-tempo ottimale in una eccitante, seppur provvisoria, collocazione.

Centrare il bersaglio con la puntualità di una “freccia acrobatica” ed essere al contempo simile al petalo di un fiore che assiste alla sua evoluzione.

Cercare la forma, ancor prima del significato, è un notevole esercizio di autodeterminazione.


[*] Molto volentieri ospitiamo oggi un contributo esterno alla Redazione, molto stimolante. E’ un brano tratto dalla rubrica online “Via del Counseling” di Silvia De Luca, che è libera professionista e svolge a Bari l’attività di Counselor della Riprogrammazione – Scuola della Riprogrammazione Esistenziale – ANCORE.

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Grazie Silvia.


Petalo – foto Pixabay

Il Counselor

di Beatrice Bertoli

Il counseling è un approccio alla persona senza etichette.

Mi approccio con autenticità, curandomi del fatto che quello che sento è quello che dico.

Nel totale rispetto dell’Altro e nel suo essere come risultato di esperienze uniche e non uniformabili.

Mi avvicino alla persona sentendone i sentimenti, le emozioni, il distacco lo si può lasciare a chi per mestiere prescrive la cura.

Per il counselor la cura siamo noi stessi: unici e capaci di investire su quello che è la nostra unicità.

L’ approccio del counselor è frutto di sofferenze provate in prima persona e perciò esperite attraverso l’Altro che ce le racconta, mai giudicate o minimizzate.

Per questo si fa in modo che si aprano le strade non viste dall’Altro, ma là da sempre, pronte ad essere affrontate.

Aprire gli occhi a volte può essere doloroso ma alla fine, la vittoria paga.


[Beatrice Bertoli è Counselor in formazione presso i centri del progetto DIMMItiASCOLTO, quale studentessa di Counseling Relazionale Filosofico ed Artistico Espressivo – Centro Educativo Permanente di Bassano del Grappa – nota Redazione DtA]


Foto Pixabay

La diversità esiste

di Annamaria Sudiero

Siamo polvere di stelle caduta sulla terra, tutti fiori unici sbocciati nella stessa serra. Ognuno con le sue caratteristiche e il suo universo, capace, se lo vuole, di reagire ad ogni momento avverso.

Abbiamo sempre in noi le giuste risorse, dobbiamo cercarle, come le chiavi nelle nostre borse. Trovare in noi la forza, l’ingegno e la volontà, allora quella polvere di stelle, proprio nel buio, brillerà.               (A.S.)


Uguali ma diversi, la diversità esiste

Se proviamo a paragonare gli esseri umani a dei fiori non possiamo negare che la diversità esiste! Una rosa non può certo dirsi uguale ad un’orchidea, ad una margherita, ad un giglio, ad un’ortensia… potremo andare avanti all’infinito, ed ognuno ha bisogno di una diversa cura per poter fiorire.

Ogni fiore, ogni persona, ha la sua bellezza e la sua dignità, può piacere o non piacere, ma nessuno è inferiore ad un Altro.

Ho ascoltato qualche giorno fa il racconto di una ragazza autistica che fino a 17 anni si rendeva conto di essere diversa, non peggiore o migliore degli altri, ma diversa. Quando ne ha scoperto il motivo, le è stata diagnosticata la Sindrome di Asperger, un disturbo inerente all’autismo, ha cominciato a studiare sé stessa, per trovare la sua “chiave”, per capire come meglio potersi relazionare con gli Altri senza dover soffrire troppo. Perché la sua sensibilità è sconvolgente, ed è solo un esempio della complessità del disturbo. Per lei “le luci fanno rumore”, avere troppi colori intorno o sentire profumi intensi la deconcentrano a tal punto da non riuscire a sostenere una semplice conversazione. Deve quindi fare uno sforzo enorme per riuscire a “selezionare” ciò che in quel momento è importante “sentire”. Quando poi trova un lavoro e si presenta come persona autistica le viene detto: non importa, va bene così!

Ma nulla cambia intorno a lei, viene negata, in buona fede certo, perché non gliela vogliono far pesare, la sua diversità. Per lei è difficile, se non impossibile, riuscire a lavorare in quell’ambiente. Quando invece si presenta e finalmente si sente dare la risposta che vorrebbe: ok, sei autistica, come possiamo aiutarti? Tutto cambia perché le è stata riconosciuta la sua diversità, le è stata data dignità, non si è sentita inferiore ma Ascoltata!Possiamo dunque affermare, senza sembrare insensibili, che la diversità è ogni giorno sotto i nostri occhi, ma, pur con le migliori intenzioni, è sbagliato ignorarla o far finta di non vederla perché finiremo per renderla un ostacolo anziché una risorsa.

Dobbiamo dichiarare con forza l’uguaglianza tra gli esseri umani, come scritto in altri articoli, gli Altri siamo noi, sono il nostro specchio. Ma ciò non significa negare che ciascuno ha le proprie, specifiche ed uniche, caratteristiche che lo portano ad essere diverso da tutti gli Altri, sia per colore, per etnia, per genere, per religione, per abilità o disabilità, ma piuttosto affermare che tutte le persone hanno uguali diritti.

E si arriva sempre alla stessa conclusione, basterebbe avere rispetto degli Altri.

Foto Pixabay


Tratto da “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare” di  Luis Sepùlveda

“Sei una gabbiana. Su questo lo scimpanzé ha ragione, ma solo su questo. Ti vogliamo tutti bene, Fortunata. E ti vogliamo bene perché sei una gabbiana. Non ti abbiamo contraddetto quando ti abbiamo sentito stridere che eri un gatto, perché ci lusinga che tu voglia essere come noi, ma sei diversa e ci piace che tu sia diversa. Non abbiamo potuto aiutare tua madre, ma te si. Ti abbiamo protetta fin da quando sei uscita dall’uovo. Ti abbiamo dato tutto il nostro affetto senza alcuna intenzione di fare di te un gatto. Ti vogliamo gabbiana. Sentiamo che anche tu ci vuoi bene, che siamo i tuoi amici, la tua famiglia, ed è bene tu sappia che con te abbiamo imparato qualcosa che ci riempie d’orgoglio: abbiamo imparato ad apprezzare, a rispettare e ad amare un essere diverso. È molto facile accettare e amare chi è uguale a noi, ma con qualcuno che è diverso è molto difficile, e tu ci hai aiutato a farlo.

Sei una gabbiana e devi seguire il tuo destino di gabbiana. Devi volare. Quando ci riuscirai, Fortunata, ti assicuro che sarai felice, e allora i sentimenti verso di noi e i nostri verso di te saranno più intensi e più belli, perché sarà l’affetto tra esseri completamente diversi”.

Gabbianella, foto Pixabay


“In presenza”

Ascolto e Counselling da oggi 22 giugno sarà attivo “non soltanto Online“, ma anche “in presenza“. Nel rispetto delle indicazioni normative vigenti anti Covid19, si potranno fissare appuntamenti presso la sede di Thiene (Vi).

Siamo grati per la collaborazione del Comune di Thiene, nonché per il sostegno dell’ULSS7 e del Centro di Servizio per il Volontariato di Vicenza.

Per appuntamenti e informazioni è disponibile il n. 333 4012669.

Ma di cosa stiamo parlando? Ecco qui sotto alcuni spunti.


Locandina originale perfezionata da Annamaria, Egle e Gianni

Finalmente le mascherine …

di Beatrice Bertoli


Finalmente ci siamo ritrovati dietro ad una mascherina per riscoprirci tutti uguali, sì, tutti sulla stessa barca.

Gli occhi spuntano per dire: “Ah, eccoti qua, anche tu con le mie stesse paure”.

Tutti vulnerabili e tutti potenzialmente vittime, ci incrociamo per le strade quasi non guardandoci, negando questa realtà che ora è normalità.

E’ normale preoccuparsi del diverso (forse contagioso?) e ci sentiamo così anche liberi di avere paura.

Le paure sono quelle che ci hanno creati diversi, ognuno rinchiuso nei propri timori e, soprattutto nella società di oggi, sono timori che vogliamo tenere ben nascosti.

Forse viviamo bene nella nostra bambagia fatta di ipocrisia e buonismo ma è necessario trovare il coraggio di superare ciò.

Mi rendo conto che questa pandemia ci ha resi ancora più chiusi, ma occorre un atto di consapevolezza e di coraggio per guardarci ancora dritti negli occhi e, sotto sotto, sotto anche alle nostre mascherine, sorriderci.


Sorridere (Pixabay)

Ecco il Team di “progetto…”

Ecco il Team di “progetto DIMMItiASCOLTO”. Ascolto e Counselling.

Persone che credono nel Counselling come insieme di tecniche e abilità per l’Aiuto alla Persona.

Counsellor professionisti e in formazione: Anna – Daniela – Egle – Vania – Gianni.

Cinque Persone che si mettono a disposizione dell’Altro

Incontrare o andare incontro all’Altro

di Annamaria Sudiero


È molto facile incontrare l’Altro, basta camminare per la strada e quanti Altri si incontrano, è una casualità!  Ma è andare incontro agli Altri che è difficile, lo si fa per scelta. Bisogna fare spazio davanti a noi, liberarci dagli ostacoli che ci intralciano. 

E gli ostacoli possono essere tanti: rabbia, pregiudizio, paura, egoismo, arroganza, privilegi e chissà quanti differenti impedimenti abbiamo davanti che ci impediscono anche solo di vedere gli Altri, il Prossimo.

Provate ad immaginare che tutti questi sentimenti siano veri oggetti, intralci che si pongono davanti a noi nel nostro incedere verso l’Altro! Quanto tempo, quanta fatica per spostarli. E quanti danni potremmo provocare a noi e agli Altri nel farlo!

Immaginiamo invece che davanti a noi ci sia un morbido tappeto tessuto di rispetto, reciprocità, fraternità, uguaglianza, solidarietà, onestà e quanto altro di giusto ogni essere umano dovrebbe provare per vivere in serenità col suo prossimo.  

Sarebbe più facile per chiunque camminarci sopra e anche nel momento di difficoltà, se si cade, il colpo sarebbe attutito e troveremmo una mano vicino che ci aiuta ad alzarci.

Sono forse una visionaria, ma è questo il mondo che vorrei. Poi se accendo la tv, vedo ogni giorno montagne di ostacoli che restano lì a impedire che si possa srotolare un morbido tappeto. E allora smetto di guardarla e il tappeto lo stendo almeno davanti a me.

Questo sì, posso farlo, ognuno di noi può farlo. 


Il morbido tappeto