Numeri, percentuali e non solo

di Giorgio Santacaterina e Gianni Faccin

Seguito di “Bilancio di un decennio” (III)

Siamo convinti che prima di ogni aspetto amministrativo e di ogni cifra numerica vengano Persone e Relazioni. Ma è evidente che per avere un’idea di impatto sociale occorra riferirsi a statistiche, prudenti e precise, fatte di numeri e percentuali.

Questo piccolo resoconto esce oggi, giorno del decimo anniversario della costituzione del noto “Punto d’Incontro San Giorgio“, confluito nel 2014 nel “progettoDIMMItiASCOLTO“.

A far data dal 2013 possiamo dire di aver svolto almeno 1.300 primi incontri con persone, inizialmente della zona di Poleo di Schio e quartieri circostanti, successivamente provenienti da tutta la città e gradualmente anche da altre zone dell’Alto Vicentino. Un picco particolare si è avuto nel periodo 2020 – 2021, durante la pandemia, con il ricorso all’uso creativo e costruttivo del cellulare, del tablet e del pc, che hanno permesso incontri on line e spesso in video chiamata. Tra il 2021 e il corrente anno, in seguito al servizio che abbiamo svolto presso due empori solidali, si sono avuti picchi ulteriori che sono stati registrati parzialmente nel nostro resoconto.

A chiusura di questa premessa possiamo solo dire che la media annuale in tema di incontri, per il solo primo ascolto, ossia per il primo incontro o incontro preliminare, è stata di circa 130.

A parte il dettaglio riguardante altre fasi di attività, ossia gli incontri di secondo ascolto, di orientamento, oppure di counselling, con i quali i dati numerici sono ben più elevati, è di indubbio interesse vedere le aree di attenzione che le persone richiedenti ascolto hanno sollecitato o portato in condivisione, preliminarmente. Eccole di seguito:

  • dinamiche relazionali 26%
  • disagio economico, finanziario, lavorativo 25%
  • solitudine 14%
  • salute 11%
  • esigenza di consulenza, informazione 7%
  • esigenza di crescita personale 6%
  • orientamento al volontariato 6%
  • disagio da lutto 3%
  • autostima – socializzazione – integrazione 2%

Va rilevato come le aree suddescritte siano quelle portate dalle persone richiedenti ascolto come aree principali. Quasi sempre oltre all’area prevalente citata sussistono disagi intrecciati che abbracciano aree diverse e ben distinte.

Di recente, nell’esperienza che abbiamo iniziato a privilegiare, presso gli empori solidali, ai quali le persone si rivolgono perché c’è principalmente una richiesta di cibo per mancanza di lavoro e di reddito, in sintesi un disagio economico (talvolta fortissimo), non c’è solo quel bisogno. Le esigenze hanno manifestato e presentano oggi una gradualità diversa ma riguardano aspetti di vita che sono tutti importanti, per niente secondari. Esigenze che passano trasversalmente e quotidianamente le vite.

Un caso è quello di Giuliano (1) che è in età lavorativa ma è invalido-inabile e quindi non può trovare lavoro. E’ solo, non ha reddito, i parenti sono lontani, nessuno lo cerca. Lo cercano soltanto il padrone di casa (per l’affitto in arretrato) e i gestori di enel e gas (per bollette insolute). Non avendo ottenuto un contributo dallo Stato è di fatto indigente. Questo è lo scenario, ma il suo bisogno essenziale è socializzare e parlare. Non si dà pace per non aver nessuno affetto vicino e per non essere riuscito, così dice lui, a costruire qualcosa nella vita. Si sente un peso e si vergogna di venire a prendere da mangiare.

Un altro caso è quello di Giovanni (2) che ha una vita di ideali forti alle spalle. Anche lui è in età lavorativa, ma la salute gli ha giocato brutti scherzi. Oggi pur avendo importanti competenze non cerca lavoro, essendo stato valutato non positivamente dalle varie aziende che è riuscito ad avvicinare finora. Sposato ma è come fosse separato. Vive isolato nella sua stanza. Rassegnato. Vorrebbe sparire. Lo tiene in vita il pensiero, spesso disperato, di un figlio segnato nell’esistenza, che non sarà mai autonomo. Qui c’è la ricerca di un rapporto dialogico, ma il rifiuto orgoglioso di un aiuto concreto.

Infine una donna: Flavia (3) che in età avanzata vive sola in centro storico. Ha una pensione, ma da anni deve pagare la restituzione di un debito che pesa sul suo reddito non elevato per un terzo. Questa donna che ne ha passate tante, privilegia il pagamento di questo debito e dell’affitto che a sua volta pesa per metà della pensione. Quel che rimane andrebbe a copertura del poco cibo acquistabile e per le utenze. Non ha più il gas a cui è subentrata l’elettricità. Assisterla nei suoi bisogni finanziarti e materiali è prioritario, ma è evidente che ha bisogno di qualcosa di più: essere capita profondamente, dialogare con qualcuno che non la giudichi. Socializzare. Essere anche consigliata in qualche aspetto riguardante la salute.

Situazioni come quelle descritte sopra sono innumerevoli, alcune le conosciamo ma molte altre sfuggono a tutti gli osservatori.

Pensiamo che il tempo che viviamo sia fortemente caratterizzato da invisibilità, indifferenza e indigenza.

Rispetto a queste pesanti parole, ci proponiamo, per la nostra parte, come “olio sociale”, motivati dal desiderio di voler fare la nostra parte.

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Immagine: in evidenza: People by Pixabay e in chiusura: olive vs olio by Pixabay

Note: (1), (2) e (3) indicati nomi di fantasia rispetto a situazioni reali.

olive vs olio


Pubblicato da dimmiTiascolto !

Centri di ascolto e di cultura comunicativa - emanazione Gsm San Giorgio Odv

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