Fragilità o povertà? -II-

Seconda parte del pezzo di Gianfranco, resoconto dell’indagine promossa dalla Cooperativa Samarcanda con i comuni e le associazioni di assistenza locali  sulla attuale situazione di povertà nell’Alto Vicentino.

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 “E’ evidente che serve qualcosa di più rispetto alle indagini quantitative, ovvero occorre aggiungere indagini qualitative a quelle quantitative. E ciò perché la povertà si è trasformata in una fragilità diffusa dovuta a: perdita del lavoro o  fallimento dell’azienda, rottura familiare, malattie invalidanti, dipendenze vecchie e nuove (ludopatia) e  … può colpire diversi livelli sociali.

Nella ricerca compaiono storie di persone che si sono ritrovate “senza tetto” e questo colpisce anzitutto l’interessato, ma anche la famiglia, e ha ripercussioni sulla comunità. Infatti l’evento improvviso produce nella persona un crollo dell’autostima, che ha come probabile conseguenza una rottura familiare e quindi una perdita del primo supporto: sono persone di questo tipo, magari  prima agiate, che preferiscono rivolgersi non agli sportelli istituzionali, ma  ad organismi informali

Nel territorio dell’Alto Vicentino questi supporti hanno saputo interagire meritoriamente, ma nei prossimi anni  la creazione di modalità di connessioni fra i servizi e le reti informali dovrà diventare strategica. 

Infatti, la deriva personale comporta una progressiva perdita di salute fisica e mentale, tanto che l’ulteriore peggioramento conduce inesorabilmente al ‘pronto soccorso’ come sportello salvavita. E il sistema di risposta, ancora impostato sul passato, fatica ad affrontare questa nuova situazione. Le indagini di tipo qualitativo a supporto delle statistiche potrebbero offrire alcuni orientamenti .

Da quanto esposto qui sopra, si capisce il rischio che il sociale sia “sanitarizzato”.Ma il nostro sistema è socio-sanitario e questo va valorizzato. Di fronte a una grave difficoltà personale che potrebbe precipitare, occorre mettere in atto delle opportunità di reinserimento relazionale/lavorativo e questo richiede capacità di intervento precoce e di collegamento tra chi opera nel campo;

2) Serve allora un monitoraggio integrato: bisogna rompere le separazioni di tipo amministrativo, perché la formula vincente è l’integrazione fra comuni, asl, centri per l’impiego, cooperative e volontariato;

3) Occorrono anche interventi settoriali con politiche adeguate di sostegno da parte del comune: attualmente, per esempio, Schio privilegia il problema abitativo, Malo quello scolastico …

In conclusione, la ricerca ha avuto come scopo quello di introdurre nel ‘piano conoscitivo’ delle analisi capaci di penetrare nel sommerso per scoprire per tempo le fragilità, con la collaborazione di chi viene direttamente a contatto con le realtà di disagio sociale.

Senza un rapporto costante tra reti formali (istituzioni) ed informali (associazioni, gruppi di sostegno, ecc.) la programmazione rimarrebbe debole”.

10568954_432358706905565_2806075779848511361_n  Gianfranco Brazzale

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Autore: progetto DIMMItiASCOLTO

Centri di ascolto e di cultura - emanazione Gsm San Giorgio Odv

1 commento su “Fragilità o povertà? -II-”

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